La pioggia gli lavava via il sangue

Erano stati beffati nel modo peggiore. Si erano illusi di essere al sicuro. Avevano abbassato la guardia. Si sarebbe preso a schiaffi se non fosse stato impegnato a correre lungo i corridoi della nave, cercando di capire, immaginare, precedere le traiettorie dei rapitori. Quanto tempo era trascorso?

Erano già riusciti a scendere dalla nave?

Si erano già inoltrati nell’intrico di vicoli della città?

La sua corsa scomposta lo portò sul ponte di poppa. Pioveva adesso. La tempesta soffiava forte la sua sfida. Si ritrovò fradicio, ma non smise di guardarsi intorno, correndo da una parte all’altra, consapevole che poteva aver scelto la direzione sbagliata. Aver lasciato a quegli uomini la possibilità di…

Li vide. Protetti dalla pioggia che teneva al chiuso i passeggeri e dalla divisa da marinai del Nepaul. Uno dei due portava Kiran su una spalla. Esanime. L’altro gli stava incatenando le caviglie a un grosso peso. Erano accanto alla murata. Stavano per gettarlo in mare. Era incosciente, ma non avrebbe comunque avuto scampo incatenato in quel modo. E lui non sapeva nuotare.

Si guardò intorno. Qualcuno aveva abbandonato accanto a una scialuppa di salvataggio una radazza per la pulizia del ponte. La impugnò brandendone il manico come fosse la spada di Kiran.

«Lasciatelo» gridò slanciandosi in un duello che sapeva di non poter vincere, ma li colse di sorpresa.

Quello che reggeva il peso di Kiran sulla spalla ricevette il colpo di punta direttamente al plesso solare. Robert lo sentì grugnire di dolore, ma si era già voltato in una piroetta che gli era sembrata impossibile durante gli allenamenti nella casa sul fiume Hoogly. L’uomo lasciò cadere la catena ma non riuscì a evitare il colpo di taglio contro la mascella. Vacillò e Robert ne approfittò per colpire ancora, di sotto in su.

Il primo, mollato a terra Kiran, attaccò alle spalle. Fu forse il gemito del suo amico ad avvertirlo. Robert spinse all’indietro e all’insù l’estremità della radazza con le filacce di canapa grondanti di pioggia. Lo prese in piena faccia e percepì l’urto contro il naso del marinaio. Il secondo aveva recuperato la catena e se ne fece scudo contro i suoi colpi.

«Butta in acqua quel depravato» urlò al suo compare.

Robert piroettò ancora una volta. Si sommarono la forza della paura e della rabbia nel colpo che portò. Il manico di legno si spezzò contro la testa del marinaio. Lo vide crollare mentre la pioggia diluiva il sangue che usciva copioso dal cuoio capelluto lacerato. Ma Robert non ebbe il tempo di rendersi conto di quanto accaduto. La catena gli calò intorno al collo e si strinse in una morsa.


(William) seguì le orme bagnate finché gli fu possibile, chiamando a gran voce il nome di (suo figlio) Robert. La vista di quell’uomo così distinto e discreto che correva urlando e brandendo un revolver causò trambusto nei corridoi. Ma William non se ne curò. Voleva solo arrivare in tempo e riparare a un’ingenuità che non avrebbe mai dovuto permettersi.

Poi ci fu un suono. Un verso animale. Una sofferenza fatta voce che più nulla aveva di umano. Si sentì agghiacciare. Era così che immaginava il richiamo mortale delle banshee nella brughiera scozzese. Solo un’anima dannata poteva urlare in quel modo.

Oppure un uomo impalato con un bastone acuminato. Fu questo che si trovò davanti irrompendo all’esterno sotto la pioggia battente. La pistola spianata, cercò di interpretare la scena cristallizzata da quell’orribile grido disarticolato. Un marinaio giaceva a terra da un lato, la testa sanguinante. Robert era in ginocchio, le mani alla gola, tossiva e cercava di strapparsi dal collo una pesante catena rugginosa. Il secondo uomo gemeva appoggiato alla murata. E sanguinava in un modo che non lasciava scampo. Un bastone sporgeva dal fondo dei pantaloni. Ne aveva almeno due palmi infissi nelle viscere. Ma la figura che si stagliava in quel quadro da Grand Guignol, quella che lo costrinse a puntare il revolver con il dito irrigidito sul grilletto, fu Kiran. I lunghi capelli fradici, la tunica ricamata imbrattata di sangue, quel volto assurdamente bello. E lo sguardo. Una tempesta nella tempesta.

Era stato lui a ferire in quel modo, mortale e umiliante, l’aggressore. Non era cambiato in niente. Eppure era cambiato in tutto. Non c’era più nulla di femminile. Un selvaggio. Un demone dagli occhi dorati. Questo si trovò davanti William. E ne ebbe un timore irrazionale che il ragazzo gli lesse chiaramente in faccia.

«Sparate, se volete.»

Non aveva armi. La pioggia gli lavava via il sangue dai palmi delle mani tese in avanti, aperte.

«Cosa… cosa hai fatto, in nome di Dio?» balbettò senza riuscire ad abbassare la pistola.

«Mi ha salvato la vita» rispose Robert con un filo di voce.


CHE LIBRO È?

 

Il ragazzo ombra” è un romanzo storico con temi LGBT di Laura Costantini, pubblicato da GoWare nel 2017, primo volume della serie Diario Vittoriano. Può essere acquistato in formato ebook o cartaceo dal sito dall’editore e da tutti i principali store.

 


ABSTRACT

Robert Stuart Moncliff è un romanziere e un ritrattista affermato. Nell’autunno del 1901 chiuso nel castello di famiglia, su una scogliera scozzese, rilegge il diario degli ultimi vent’anni. Un’assenza pesa su di lui: la persona più importante della sua vita. Un tredicenne dagli incredibili occhi d’oro apparso come un’ombra, sotto la luna piena nell’aprile del 1881. Nella lettura Robert rivive la gioia passata, unica cura per superare il giudizio della società vittoriana che ora lo condanna. Il ragazzo ombra è il primo episodio della serie Diario vittoriano.

 


L’AUTRICE

Laura Costantini è romana, giornalista e scrittrice. Scrive da sempre in coppia con Loredana Falcone. Ha deciso di dar voce da sola a una nuova serie di romanzi: idea nata molti anni fa. Il ragazzo ombra è il primo titolo della serie. Ha già trovato ottimi riscontri in rete, come edizione 2.0 dello storico feuilleton. Con Loredana Falcone ha già pubblicato Il puzzle di Dio e Ricardo y Carolina, per goWare.

 


RECENSIONE

Come si comunicava ai tempi della regina Vittoria? Come si interagiva, come ci si esprimeva, cosa era considerato accettabile in una società così rigida? Era un’epoca segreta, di doppie vite, di facciate, un’epoca di imperi coloniali, l’epoca del “fardello dell’uomo bianco” di Rudyard Kipling. Ma era anche l’epoca di Jack lo squartatore e di Dorian Gray. Non c’era il telefono (era già stato inventato, ma non era affatto diffuso), al massimo avevano il telegrafo, ma era solo per comunicazioni urgenti e sintetiche, della massima importanza. Allora si comunicava scrivendo. Lettere e diari diventarono una necessità, un’esigenza. Parole segrete, proibite, da tenere sotto chiave.

Questo diario in particolare, il Diario Vittoriano per antonomasia, è a dir poco sorprendente. E anche se la storia è immaginaria, ha radici nella realtà, perché il diario esiste davvero: è una serie di quaderni scritti a mano dall’autrice quando aveva solo 14 anni ed era innamorata di Sandokan. Parlando col linguaggio di adesso, una potenziale fan fiction, apparentemente. Ma il talento trasforma anche le fantasie giovanili in grandi storie, se riviste con gli occhi e la mente della maturità.

Un po’ come accaduto con “Il destino attende a Canyon Apache”, romanzo pubblicato su un forum e poi, a qualche anno di distanza, notato e pubblicato da Las Vegas Edizioni, anche il Diario Vittoriano è stato scoperto. Prima dall’autrice stessa, che ha ritrovato i suoi quaderni e ha riportato alla luce una parte quasi dimenticata di sé, la sua primissima storia. Poi dal pubblico, che conquistato dalla bellezza della storia pubblicata a puntate su un blog ha chiesto che diventasse un libro vero e proprio, di carta. E infine dall’editore, che aveva già pubblicato grandi successi come “Il puzzle di Dio”.

Il Diario Vittoriano di Laura Costantini è un lavoro certosino, minuzioso, in cui nulla è lasciato al caso: ogni parola, ogni segno,  ogni frase è pensata, ragionata, è esattamente ciò che idealmente deve rappresentare. E la serie è stata pensata come un libro unico, di mille e più pagine, prima di essere divisa in quattro comodi volumetti, con incipit e conclusioni ad hoc per entusiasmare fino all’ultima riga il fedele lettore. Uno stile non troppo diverso dai cliffhanger a cui ci hanno abituato le serie tv.

Proprio oggi, parlando su Instagram di uno dei libri che mi piacciono di meno, ovvero “I pilastri della terra” di Ken Follett, sostenevo che l’unica cosa davvero salvabile di quel libro è la struttura, il modo in cui si dipanano e procedono gli eventi, mentre la trama in sé, la storia, l’argomento del libro era, almeno per i miei gusti, così-così, e lo stile di scrittura così blando e semplice da essere assolutamente atroce.

“Il ragazzo ombra” invece eccelle sotto tutti e tre questi aspetti. La trama è di quelle che non ti dimentichi: è la storia di Kiran, un bambino orfano, mezzo inglese e mezzo indiano, un aristocratico di sangue blu reso schiavo da un perverso lord inglese e ora finalmente libero grazie all’intervento del coetaneo scozzese Robert e di suo padre William. Queste poche righe non sono che una minima parte di tutto ciò che accade nel romanzo, ma bastano a incuriosire, a colpire, a volerne sapere di più. Fanno venire in mente i piccoli di Charles Dickens: David Copperfield, Oliver Twist… L’epoca vittoriana era un’epoca di grandi mutamenti, per cui possiamo vedere una vera e propria lotta tra una mentalità tradizionale, legata a vecchi valori poi disattesi nel segreto, e una mentalità più aperta, più sincera, più moderna.

I personaggi sono uno dei maggiori punti di forza del romanzo: tutti i lettori, me compreso, ne sono rimasti colpiti, ammaliati. Robert e Kiran sono gli opposti che si attraggono, la forza e la debolezza, il fascino e la purezza. William, il padre di Robert, aiutato dalla seconda moglie Alvena, troppo dolce e intelligente per essere chiamata matrigna, cerca in qualche modo di proteggere il figlio dall’influenza dell’amico indiano, ha paura delle ripercussioni sulla salute di Robert, ha paura della prigione riservata agli omosessuali. Ha già perso la madre di Robert, non vuole perdere anche lui che le assomiglia tanto. Ma i personaggi per cui ho avuto personalmente più simpatia, merito anche della caratterizzazione dell’autrice, sono quel piccolo esercito di aiutanti che circonda i nostri eroi: al primo posto c’è sicuramente il dottor Mallard, medico di Robert e “complice” della sua amicizia-amore per Kiran, seguito dal bizzarro servo indiano Bappa e dagli altri valletti della famiglia di Kiran, ognuno dei quali ha qualche curioso segreto. Mito assoluto il royal servant della regina Vittoria, un enorme scozzese con tanto di kilt, compagno segreto e “popolano” della donna più potente del mondo. La psicologia di ogni personaggio è curatissima, e alcuni passaggi mi hanno davvero colpito, come Kiran che, quando si ritrova circondato da maschi adulti nello studio di sir William, si angoscia temendo di essere circondato dall’ennesima banda di pedofili.

La struttura è superlativa: più che a una serie tv, in cui tempi e storie sono volutamente annacquati da momenti filler, il primo volume del Diario Vittoriano mi ha fatto venire in mente una serie cinematografica come quella di Harry Potter. I film di Harry Potter sono rapidi, ritmati, con storie lunghe e ricche di colpi di scena che scorrono in un batter d’occhi (vuoi anche per esigenze di sintesi). “Il ragazzo ombra” in questo è molto simile: i personaggi non hanno un attimo di tregua, dall’India a Londra, da Londa alla Scozia, non si fermano mai e non perdono tempo. Nella sezione indiana del libro c’erano tante occasioni per rallentare il ritmo, io stesso avrei voluto vedere i personaggi aggirarsi per le vie di Calcutta o in qualche location esotica, ma significava rilassarsi troppo, o aggiungere un volume del diario in più, vista la mole di cose da raccontare.

Una scelta che a me è piaciuta molto, ma non tutti hanno apprezzato, è lo scorrimento fluido tra passato e presente, tra il 1881 del Robert tredicenne narrato nel diario e il 1901 del Robert adulto che legge il diario. Questa tecnica, che si basa su un ottimo montaggio da serie tv di successo, ci permette di conoscere i primi e gli ultimi avvenimenti in contemporanea, e stimola il lettore a chiedersi, letteralmente fino all’ultima pagina, non solo cosa accadrà in seguito, ma anche cosa è  già accaduto tra le due date. Un metodo molto intelligente per aggiungere livelli di lettura e usare in maniera strategica l’elemento del diario.

Lo stile meriterebbe una recensione a parte. Ricalca alla perfezione il modo di scrivere dell’epoca, con una scelta di vocaboli, di frasi, di espressioni che segue alla lettera tutti i tic e le mode di quei tempi, con grande eleganza e raffinatezza, ma restando al tempo stesso rapido, ritmato e di facile lettura. In particolare, le descrizioni della villa sul fiume indiano, del suo immenso giardino e del panorama notturno sono particolarmente vivide e, mi verrebbe da dire, lussureggianti.

Non ho letto molti libri con protagonisti gay: ricordo solo Albertine in “Alla ricerca del tempo perduto” di Proust e Florjan in Wienna di Christian Mascheroni. In futuro però intendo leggere Chiamami col tuo nome. So che è un genere ultimamente molto popolare, ma,  almeno per me,  l’omosessualità dei personaggi non è sufficiente a farmi interessare a un libro. Il bello del Diario Vittoriano è che integra il tema LGBT in modo molto naturale, strategico, perché rappresenta alla perfezione una delle tante “cose moderne” che la società vittoriana condannava. Allo stesso modo, “Il ragazzo ombra” è un libro antirazzista perché vediamo il protagonista lottare contro pregiudizi ai limiti del ridicolo: sua nonna gli chiederà persino di cambiare nome perché Kiran non aveva un suono abbastanza inglese e aristocratico.

Non posso che consigliare vivamente questo libro e la serie di cui è solo l’inizio: fa riflettere, fa emozionare, fa sognare. E, anche se un pochino in anticipo, lo nomino mio personale “Libro dell’estate 2018”. Io, chiaramente, passerò l’estate a leggere il sequel, intitolato “Lord Kiran di Lennox”. Auguro a tutti i miei lettori un buon periodo di ferie e vacanze: ci rivediamo a settembre con tante nuove, bellissime storie per un piccolo pianeta! 😉

Cosa pensi dell’estratto? Preferisci i libri autoconclusivi o le serie di romanzi? Ti incuriosisce questa saga storica con temi LGBT? Parliamone nei commenti!
Ti è piaciuto questo post? Share the love!

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...