Sorridono tutti e non ne sanno neanche la ragione

Un batuffolo biondo. Con un bellissimo vestitino da sera rosso. Stranissimo da vedere perché di quella taglia ovviamente non se ne vedono mica! Dietro aveva come nastro lungo che gli faceva da coda, uno di quei vestiti diciamo, non proprio adatti per correre e compiere bighellonate da bambini. Lì per lì pensai si fosse persa, quindi tentai di raggiugerla per aiutarla. Ma diavolo come si muoveva! Fino a che, ad un certo punto, sembrò proprio sparire. Ma vabbè, non ci diedi molto peso inizialmente. Diedi più peso al capire dove diavolo mi fossi cacciato seguendola! Ma le diedi peso, quando iniziai a vederla sempre più spesso in giro per il paese. Perché dopo un po’ davvero, sembrava improvvisamente essere ovunque. E sempre con quel fantastico vestito rosso. Impossibile non notarla! Bionda, piccola, avrà avuto circa 10 anni. Un nasino piccolo all’insù che guardava sempre il cielo, e un visino da angelo che ha avuto qualche ripensamento! Quando chiesi di lei ai miei genitori, mi dissero che tutti in paese si domandassero chi fosse. E in poco tempo, tutto il paese ne parlava. Tanto se ne parlava, tanto che nessuno però, sapeva ancora il suo nome. Non so come facessimo a parlarne effettivamente all’inizio. I pochi che ai tempi ci avevano parlato dicevano che parlasse molto, moltissimo, in maniera buffa, alle volte incantevole, altre meno, quasi glaciale. E l’incantevole era un incantevole di quelli che incantano senza un reale motivo. Però si sa, tutti i bambini a loro modo incantano. Ma lei…era diverso. Aveva due occhi grandi, azzurri vitrei, dietro i quali tutti quelli che ci parlavano erano soliti dire che nascondesse molte cose. Non cose brutte sia chiaro. Erano solamente pieni di…come dire…pieni di meraviglia, ecco! E quando ce l’hai negli occhi, beh, è come un gigantesco scrigno da cui tutti possono prendere un qualcosa anche se tu non vuoi. La meraviglia è una delle cose più difficili da tenere solo per sé. E per quanto tu possa provare a nasconderla, vedrai che un pizzico te ne salterà sempre fuori!


Comunque questa buffa situazione continuò, e il paese si godette la sua anonima piccola, ed esattamente quanto gli serviva. Passò la primavera, l’estate diede ancora più colore a quel vestito rosso che al tramonto risplendeva di una luce che non apparteneva al sole, mentre era lì a volteggiare su se stessa, senza una musica, o con una musica che era solo in lei, con quella coda rossa che creava con i suoi sali-scendi una linea sinuosa a armoniosa da seguire, un piacere per gli occhi, un piacere per tutto quello che le stava intorno che diventava parte della sua scenografia, una scenografia viva quanto lei. Quelle danze improvvise, oh come erano…erano…non lo so…erano. Finchè un giorno, sparì. Improvvisamente, senza dare alcun segnale, così come era apparsa, ora non c’era più. Può sembrare strano ma la cosa buffa, era che in quel momento, davvero, ci accorgemmo di quanto invece ci fosse stata prima. Perché la sua mancanza, ora, la potevi quasi toccare. Era un qualcosa che mancava nell’aria. Lo percepivi. Pur essendo solo una bambina, era quasi fastidioso passeggiare per il paese e sapere di non poter più fare un suo fortunato incontro, di non capitare in un suo momento di euforia che avrebbe partorito una qualche frase che ti avrebbe lasciato lì, sulla linea di confine tra il reale e l’assurdo.


 

Riapparve, ma riapparve diversa. Con qualcosa di diverso. Quando mi fermai per la prima volta di nuovo in piazza per origliare qualche suo discorso, sentii che era stata via per un viaggio con i suoi genitori. Diceva di essere appena tornata, da Parigi. Ed era stato uno dei viaggi più emozionanti della sua vita. Forse era stato addirittura il suo primo vero viaggio, e quindi, era stato il primo viaggio più emozionante della sua vita. ‘Voi non potete capire’ , diceva arricciandosi i piccoli boccoli biondi come stesse parlando di un suo amore segreto, ‘voi non potete capire quanto sia bello essere a Parigi! E’ come se fosse sempre primavera! E non scherzo quando dico che secondo me la primavera è proprio nata lì! Poi è scappata ed è arrivata anche qui, ma di sicuro è nata lì. Ha un sapore più buono, lo stesso che ha il pane appena sfornato dal tuo forno per capirci! Una cosa che anche il tempo si ferma a perdere tempo per poterla guardare, giuro! Ero lì a guardare la Tour Eiffel ed è passata circa un’ora, perché di sicuro l’ho guardata per tanto tanto. Poi ho guardato il mio orologio da tasca e indovinate un po’? Erano passati solo 5 minuti! 5 minuti appena! Ho anche pensato che fosse rotto l’orologio, ma poi ha continuato a funzionare perfettamente, tranne a volte che faceva andare il tempo addirittura più veloce! Amo quel posto, e quel posto ama me! E lo so perchè me l’ha detto un albero quando l’ho accarezzato. Lo so lo so sembra impossibile direte voi, e anche io avevo paura di non capirlo per via del francese, ma invece lo capivo lo stesso! Si vede che avrà viaggiato, non so, forse è passato di qua prima di fermarsi e fare l’albero! E la musica, voi non avete idea della musica! Gente in strada che suona ad ogni ora del giorno! Sorridono tutti e non ne sanno neanche la ragione! L’ho chiesto al fornaio, gli ho fatto una domanda bella tosta, gli ho chiesto – Quando devo sorridere?- e lui mi ha detto di sorridere semplicemente quando non trovo una ragione valida per non farlo. E’ un ragionamento giusto ho pensato, quindi meglio avere pochi motivi per cui non sorridere, e sorridere di tutto il resto. Sempre!’ Era estasiata da quel viaggio. Davvero, ormai non pareva parlare d’altro. Ed è lì che iniziò tutto. Disse di aver portato un “seme”. Un seme che avrebbe fatto crescere Parigi, anche qui. Si mise a mostrare ad ogni persona con cui parlava, una piccola Tour Eiffel. Altro non era che un piccolo souvenir per turisti, niente di che, quei portachiavi che ti rifilano appena metti piede in una grande città. Ed ogni volta che qualcuno glielo faceva notare, lei rispondeva agguerrita ‘ Non è vero. E’ un seme! L’ho preso in un negozio in Francia. Cosa vuoi saperne tu dei semi che vendono in Francia?’ E se l’interlocutore non la irrideva eccessivamente, lei allora continuava: ‘Farò diventare questo posto una Piccola Parigi! Annaffierò così tanto questa piccola torre che diventerà gigantesca! Forse anche più grande di quella che hanno in Francia! E dopo che sarà diventata grande abbastanza, sarà come essere a Parigi! Cambierà tutto! Le grandi cose servono solo a dare valore a quelle più piccole. Dopo un po’ uno si stanca di guardarle, e allora inizia a guardare tutto il resto, ma lo guarda in maniera diversa. Lo dice sempre il mio papà.’


CHE LIBRO È?


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La piccola Parigi: Leggende di Cabiate è un romanzo di Alessandro Tonoli pubblicato da GWMAX nel 2015. Il libro è disponibile sia in cartaceo sul sito dell’editore, sia in ebook su Amazon. Per acquistarlo, clicca qui.


ABSTRACT


Una città, un racconto misterioso e una bambina di cui nessuno ha mai saputo il nome.

Ecco cosa si cela dietro Cabiate e il suo essere chiamata dai suoi abitanti “La piccola Parigi”, per un motivo che però nessuno sembra ricordare. Forse solo il nonno di Chiara ha, nascosta nel suo passato, la chiave per svelare la natura di questo incantesimo che ora, forse, sta per essere finalmente rivelato.


RECENSIONE


Quante anime ha una città? Londra, Parigi, Roma, New York: quante città sono in realtà? Forse mille, probabilmente cento, sicuramente almeno due: la città di chi ci vive e la città di chi la visita. Da una parte c’è una città da cartolina, proiezione di stereotipi turistici, dall’altra una città sporca e bastarda, uguale a tutte le altre nella sua miseria. Basti pensare alla nostra Italia, sempre più disconnessa e distante dall’immagine patinata, arcaica, caricaturale ad uso e consumo dei turisti internazionali. Che probabilmente vedono come qualcosa di pittoresco anche la mafia, ricordandosi più di Al Capone e di Don Vito Corleone che non di Gomorra, e così anche la tragedia sfuma nel rotocalco.

Ma torniamo a Parigi. Sembra impossibile conciliare l’incanto della capitale dell’amore romantico con i fatti terribili che avvengono nelle banlieue, raccontati in maniera ironica da Daniel Pennac e in maniera drammatica da molti, molti altri. E io ormai, se mi si dice Parigi, penso agli attentati vecchi e nuovi, a Charlie Hebdo, al Bataclan, ai camion della morte. Ma Parigi è ancora un simbolo, è ancora un sogno. Per i personaggi di Revolver (Andrea Malabaila) rappresentava il destino, per quelli di Alter Ego (Giuliano Golfieri) progresso e illuminazione, per quelli di questo libro, il Paradiso.

Un Paradiso in terra, un Eden vagheggiato da una bambina sognante e sognata, senza nome perché sovrannaturale, non completamente umana, che può innaffiare un souvenir e farlo crescere, alterando così la geografia delle emozioni. Il paesino addormentato aveva bisogno di lei, della sua follia, della sua vivacità per svegliarsi dal suo torpore, e lei è arrivata, portando a tutti il buonumore, portando ovunque amore.

È un angelo. Un angelo che ti aiuta a ritrovare te stesso, a rimetterti in sintonia con la tua sensibilità, con il tuo io più profondo. È facile diventare cinici e depressi in un mondo come questo. Ed è per questo che abbiamo bisogno di qualcuno che riesca a trasformare la realtà in qualcosa di tollerabile, in qualcosa di bello. Mi viene in mente il funambolo francese Philippe Petit, che camminò su un filo teso tra le Twin Towers negli anni ’70. Lo arrestarono, gli chiesero il perché di questo folle gesto. Rispose che non c’era un perché. E tutto il popolo di New York ammirò il suo coraggio, restando a bocca aperta, il naso per aria, per imparare di nuovo a sognare che tutto è possibile per chi ha fantasia e per chi ha fede. Ora quelle torri non esistono più, ma l’impresa di Petit sì, esisterà sempre.

C’è un certo tipo di bellezza che non può essere dimenticato, che non può essere sottovalutato. Ed è questo il tipo di bellezza de La Piccola Parigi, una bellissima fiaba moderna da scoprire, leggere e rileggere per capire come davvero possa esserci una vertiginosa grandezza anche nelle cose più piccole.

Cosa pensi dell’estratto? Secondo te la piccola Tour Eiffel crescerà davvero? Cosa ne sarà della bambina misteriosa? La parola ai commenti!

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