Una canzone che balli solo per me e quelle che scegli quando viaggiamo

«E adesso cosa sono per te?» mi domanda.
«Sei le nostre gite al mare, le tue smorfie quando ti fotografo, l’unghia del tuo mignolo che mi punge il braccio, la testa appoggiata alla mia spalla mentre ti addormenti, il lucidalabbra al gusto di cocco, il calore del tuo corpo, il freddo che sento di notte quando non ci sei, i nostri figli che chiameremo Fabio e Violetta, il casino che facciamo in cucina quando prepariamo le mozzarelle in carrozza, l’ansia di rivederti anche se ci siamo appena lasciati, le volte che ti dico che andrà tutto bene e le volte che me lo dici tu, la colazione fatta insieme, la scossa elettrica che sentiamo nello stesso momento, il tuo sguardo innamorato, il labbro che ti morsichi sempre e che la prima in cui ci siamo visti sei riuscita a far sanguinare, le cose che perdi in giro, le volte che ci scambiano per fratelli, una canzone che balli solo per me e quelle che scegli quando viaggiamo, la spesa al supermercato, i pizzicotti che mi dai quando guardo le altre, l’elastico dei capelli che ti nascondo, i tuoi messaggi per dirmi che sei in ritardo, l’album che mi hai regalato e su cui attacchiamo tutti i nostri ricordi. Sei pensare a tutto quello che abbiamo passato insieme e immaginare come sarà. Ma…»
«Ma?» domanda preoccupata.
«In mezzo a tutto questo c’è la storia che cerco di scrivere da dieci anni, c’è Damon Kidd… E penso proprio che tu mi debba aiutare.»
(…)
«Ti dicevo: l’unico modo per liberarsi di una storia è scriverla. Ma se non ci riesci, se ci hai provato mille volte ma continui a non trovare la quadra, devi provare con qualcos’altro…»
«Cioè?» Accenna uno sbadiglio, ma è uno sbadiglio nervoso. Non le è ancora passata.
«Dobbiamo fare in modo che quella storia non vada scritta.»
«Non so se riesco a seguirti.»
«Damon Kidd è depresso, in crisi e ora pure ossessionato dall’idea di aver ucciso Sally. Vuole lasciare il gruppo ma gli verrà un’idea ancora più estrema: uccidersi sul palco nel bel mezzo del prossimo concerto. Molto rock, non trovi?»
«Davvero. Non capisco dove vuoi arrivare.»
«Se però noi riusciamo a convincerlo a non fare niente di tutto questo, allora non ci sarà più nulla da raccontare.»
«Convincerlo? Convincerlo? Stai scherzando, spero.»
Non le do retta, preso dal mio ragionamento. «Una storia merita di esistere solo se succede qualcosa, ma se non succede nulla non c’è più motivo di scriverla!»
«E noi in tutto questo cosa c’entriamo? Nel senso: tu non la scrivi, ma io?»
«Non hai capito? Dobbiamo andare da Damon e fare in modo che ci ripensi. Dobbiamo entrare nella storia. È l’unico modo per distruggerla dalla mia mente.»
(…)
«Va bene. Però non capisco perché sei così fissato. Non sarebbe più comodo scrivere qualcosa di diverso, di meno complicato?»
«Ovvio. Ma il fatto è che io non voglio andare dove vanno tutti. Quel posto non mi interessa. Piuttosto preferisco sbagliare strada.»
«È tua?» spalanca gli occhi, ammirata.
«Di Damon Kidd.»
«Appunto» si lascia cadere sul sofà.
«Ti racconto questo: ci sono due ragazzi che hanno vinto un concorso per assistere al concerto parigino dei Revolver, l’ultimo loro concerto perché Damon si suiciderà sul palco. Ma questo lo so soltanto io. Così come soltanto io so che non ha affatto ucciso Sally, ma che è stata un’allucinazione. Dobbiamo parlargli e spiegargli tutto. Ho fatto in modo che quei due ragazzi, Tommy e Mandy, non possano andare al concerto. Con lei è stato più difficile del previsto, perché i personaggi da un certo punto in poi vivono di vita propria e non rispondono ai comandi di chi li ha creati. C’è un libero arbitrio anche per i personaggi dei romanzi, sai? Perciò più di questo non potevo fare, non senza di te. Ma ho un piano preciso. Noi prenderemo il posto di quei due ragazzi e cambieremo le cose dall’interno.»
«Tu sei completamente matto.»
«Lo so che sei tentata di credermi. Ti prego, fallo per me.»
«Cosa ti fa pensare che…?»
«Perché mi ami. Dobbiamo salvare Damon, e me. Solo così salveremo anche noi.»
«Hai il potere di non dirmi mai ciò che vorrei sentirmi dire. Ed è proprio il contrario di quello che piace a noi ragazze.»
«Ho qui due biglietti per Parigi. Mal che vada, prendila come una gita di piacere. Allora, che fai? Vieni con me?»


No, questo non è proprio un tipo di sogno che le appartiene.
Ma forse, se è comunque un sogno, vale la pena di provare a controllarlo. Si guarda le mani, poi guarda l’orologio e si accorge che è fermo.
«Non c’è niente di vero, in tutto questo» pensa a voce alta. Poi però ne pensa un’altra, di cosa: che la realtà è relativa, nel mondo in cui si trova adesso tutto questo è reale, esattamente come le sfilate di moda sono reali nell’altro mondo, quello della veglia. Le “realtà” sono come un incastro di scatole cinesi. Una sta dentro all’altra, e la mente non ti spiega mai che cosa c’è dopo: semplicemente, ti ci ritrovi. Se muori in un sogno, ti risvegli nel mondo reale (o in un altro sogno); se muori nel mondo reale, ti risvegli chissà dove. Ma, in tutti i casi, quello che stai vivendo in quel momento ti sembra – ed è – la tua realtà.
Vivere, sognare, scrivere: sono tutti modi di costruire realtà, e non ci sono realtà di serie A e realtà di serie B.
Per questo, Carlotta smette di pensarci. Non ha importanza se tutto questo è un sogno o no. Non cambia niente. Se ci crede, allora esiste.
Anzi, può approfittarne e divertirsi ad essere qualcosa di diverso, a uscire dalla solita parte che la vita le ha assegnato. In questo mondo può essere un’eroina – anche se solo per un giorno, come direbbe David Bowie –, l’eroina della storia.
Non sta a perdere altro tempo, allora. Deve andare da Sally, perché è lì che si concluderà tutto. Prende un taxi e indica un indirizzo che fino a un secondo prima non conosceva.
Quando scende, guarda l’orologio. È ancora fermo.


CHE LIBRO È?


Revolver è un romanzo di Andrea Malabaila pubblicato nel 2013 da BookSalad. Per saperne di più e acquistarlo online, visita il sito dell’autore.


ABSTRACT


Andrea è un giovane scrittore che in passato ha avuto un piccolo successo e ora è alle prese con un romanzo che lo ossessiona da dieci anni ma che non riesce a concludere: la storia di Damon Kidd e della sua rock band, i Revolver. Damon è in crisi di ispirazione, è tormentato da incubi e allucinazioni, medita il ritiro e addirittura il suicidio. Allo stesso modo Andrea è così ossessionato dalla sua storia che rischia di perdere tutto ciò che di buono lo circonda, a partire dall‘amata Carlotta. Ed è proprio a lei che chiederà aiuto per fare l’ultimo, disperato tentativo: entrare insieme nella storia e fare in modo che Damon Kidd salvi se stesso, e di conseguenza il loro rapporto.


RECENSIONE


Che responsabilità ha un autore nei confronti dei personaggi delle storie di sua invenzione? Come potrà affrontare quelle fantasie se di colpo cominciassero a invadere il mondo reale? In tanti se lo sono chiesti: Stephen King con Misery, forse il più spaventoso caso di fangirl fuori di testa mai raccontato, in cui l’autore viene sequestrato e obbligato a scrivere un sequel in cui l’eroina non muore, Michael Ende con La Storia Infinita, in cui il lettore è chiamato in modo abbastanza letterale a proseguire la narrazione in modo che il mondo di Fantàsia non abbia fine, Ralph Bakshi con Cool World, in cui un fumettista scoprirà di essere il tramite tra la Terra e un universo parallelo abitato da migliaia di cartoon (e da Brad Pitt).

Tra creatore e creature non c’è mai un buon rapporto, poco importa che siano di carta e inchiostro e non di carne e ossa. Ma sono davvero creature? O ha ragione quel genio di Pirandello e sono i personaggi a cercare l’autore, a contattarlo in via medianica? Come spiriti che si impossessano di te e infestano la tua mente, come voci nella testa, come ossessioni che portano a una crisi d’identità in cui non riesci più a distinguere la tua vita dalla trama, i tuoi pensieri reali dal dialogo interiore dei tuoi character

Come fare a liberarsene? Verrebbe spontaneo rispondere: scrivere. Sì, ma in che modo, e ,soprattutto, con quale messaggio? Andrea Malabaila (quello reale, l’autore, non il personaggio omonimo che lo rappresenta in questa storia) non ha voglia di raccontare la storia di una rockstar folle che si spara su un palco. Non è una bella storia. L’aveva ideata prima di scrivere tre bei romanzi, e ora che torna a guardarla, opera prima, amata ma incompiuta, forse gli fa pure un po’ schifo. Come quell’incipit, ad esempio. Questa roba del letto. Pagina 1. Il protagonista si sveglia e si fa un caffè. Perché? Un cliché così trito che lo stesso autore è costretto ad affrontarlo con autoironia, in un a parte memorabile che svela il tono di tutto il romanzo.

Questo è il libro di un autore che si confessa, un autore che ama il suo personaggio quasi quanto Morozzi possa amare Cristian Kabra. Ma Andrea non è riuscito a portarla a termine, la storia del suo Damon Kidd. Non che gli sia mancata la possibilità di pubblicarla, beninteso. Ha pure aperto una casa editrice sua, per dire. Ma è un fatto di onestà intellettuale. Se un libro non funziona, non funziona. Allora cosa fa Andrea? Come si libera della sua ossessione per Damon Kidd pubblicando al tempo stesso un libro di valore? Fa inception.

Non mi riferisco a qualche stravagante esercizio di mindfulness. Parlo del film di Nolan, quello coi sogni dentro ai sogni. Arrivato all’ennesima revisione del suo romanzo, Andrea decide di hackerarlo. Sogna un personaggio che si chiama come lui ma che non è esattamente lui, un Andrea Malabaila di Terra L (per citare ancora Morozzi) che è diventato un autore di fama mondiale, ha frequentato il jet set di Hollywood e ha avuto un flirt con una giovanissima Scarlett Johansson.

Sogna che anche l’Andrea del mondo parallelo abbia, come lui, problemi col romanzo, diventato un’ossessione così grande da mettere addirittura in pericolo la relazione con la donna che ama. L’Andrea del mondo parallelo non è completamente reale, non può controllare i character come farebbe il vero autore, ma in compenso può fare una cosa che l’autore non può. Si trova quasi allo stesso livello dei personaggi, è quasi uno di loro. Può telefonargli. Può parlarci. Può incontrarli.

Ma incontrare i propri personaggi faccia a faccia richiede un sogno di secondo livello, un sogno dentro al sogno. Roba da professionisti, direbbe DiCaprio. E così il personaggio Andrea Malabaila, sognato da Andrea Malabaila autore, a sua volta sogna di andare a Parigi, di incontrare Damon Kidd e di salvargli la vita. È l’unico in grado di farlo, l’unico a sapere quello che sarebbe successo, in fondo anche l’unico responsabile.

Questo gesto di onestà intellettuale da parte dell’Andrea Malabaila di Terra L, questo gesto d’amore verso i propri personaggi e i propri lettori, rappresenta un’impresa ben più grande e difficile, ben più incredibile, compiuta da Andrea Malabaila l’autore. Ha preso una trama banale e priva di spessore, con personaggi tra l’archetipo e lo stereotipo, scritta (per quanto riguarda i capitoli su Damon Kidd) notevolmente peggio del suo stile abituale, e l’ha nobilitata mettendoci dentro sé stesso, la sua faccia, la sua vita. 

Revolver non è più un libro su Damon Kidd. È la storia di Andrea e Carlotta e del loro amore minacciato da questo problema. Andrea chiede aiuto a Carlotta e lei, dopo un po’ di dubbi, decide di accettarlo, decide di accettare anche questa parte di lui e affrontare insieme questa storia facendo un sogno dentro un sogno. Certo, non uno di quei sogni belli, pieni di colori e dettagli, in cui puoi volare e hai i superpoteri, ma pur sempre, ed è questo l’importante, un sogno vissuto insieme. E a questo punto è anche concesso svegliarsi e farsi il caffè. Più che concesso: è meritato.

Andrea Malabaila ha reinterpretato in chiave pirandelliana la storia di un personaggio con cui è letteralmente cresciuto insieme. Ha applicato quella che chiamano metanarrazione o autofiction al libro che ama di più, a quello che più desiderava veder pubblicato. L’amore per Carlotta e l’affetto per la sua creazione Damon Kidd lo guideranno in questa storia simbolica tra sogno e realtà, fiction e autobiografia in cui premesse e strutture complicate scivolano via in modo semplice e leggero, mentre l’alternanza del punto di vista tra Andrea e Damon trasforma l’immaturità tecnica e tematica delle vicende in cui è coinvolto il cantante inglese in una cifra stilistica, nell’ennesima bozza mai pubblicata di un romanziere alle prime armi completata poi dallo scrittore stesso, cresciuto, tornato indietro nel tempo da una timeline differente.

Questo potrebbe essere il libro più personale di Andrea Malabaila. Ci sono dentro almeno dieci anni della sua vita, dei suoi sogni, delle sue aspirazioni. E c’è la presenza meravigliosa, eroica dell’amata Carlotta che una volta per tutte gli insegna a lasciar andare un passato semi-adolescenziale che ha il volto e la voce di questo strano incrocio tra Damon Albarn, Richard Ashcroft, Liam Gallagher e Kurt Cobain, archetipo della star immatura che vede la felicità non in un bacio, in un abbraccio, in una casa a cui tornare, ma solo nella violenza e nella sensualità di una pistola calda.


L’AUTORE


Andrea Malabaila
Andrea Malabaila è nato a Torino nel 1977. Ha pubblicato i romanzi Quelli di Goldrake (Di Salvo, 2000), Bambole cattive a Green Park (Marsilio, 2003), L’amore ci farà a pezzi (Azimut, 2009), Revolver (BookSalad, 2013), La parte sbagliata del paradiso (Fernandel, 2014); la raccolta di racconti Chi ha ucciso Bambi (Historica, 2011); i racconti lunghi Torino è un riccio (Historica, 2012) e Latte chimico (Il Foglio, 2013). Nel 2007 ha fondato Las Vegas edizioni. Il suo sito è andreamalabaila.it

Cosa pensate di quest’incontro tra autore e personaggio? Sarà vero, come diceva Pirandello, che i personaggi vivono di vita propria e tormentano gli autori pur di vedere pubblicata la loro storia? La parola ai commenti!

Annunci

3 commenti Aggiungi il tuo

  1. Andrea M. ha detto:

    Grazie per la bellissima recensione! Hai centrato veramente tutto, anche i riferimenti a Inception e i modelli a cui mi sono ispirato per Damon Kidd.

    1. lucaterlizzi ha detto:

      Ho seguito i tuoi indizi: “se muori in un sogno, ti svegli nel mondo reale (o in un altro sogno)” è una delle regole di Inception. Per Damon, i riferimenti ad Albarn e Cobain erano palesi nel nome del personaggio e nella suicide song. Mi ha fatto pensare ad Ashcroft la descrizione fisica di Damon (e la foto di gruppo dei Revolver), mentre le sue pose da star strafottente e annoiata, essendo il cantante britannico, non potevano che portarmi al caro Liam. Bellissimo l’incipit sul risveglio e il caffè, stupendo il finale.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...