Non c’è Luna migliore di una TV sulla Terra

Riuscì a percepire il silenzio, quel silenzio filtrato dal casco e dalla tuta protettiva, che in qualche modo riusciva a sentire nitidamente. Il silenzio aveva diverse valenze nella sua mente e nella sua memoria: era pesante e opprimente durante le lunghe ore di studio sui libri durante la permanenza all’Università; era curativo e salutare quando veniva accompagnato dal respiro del vento in primavera; era malinconico quando rimaneva in casa da solo e il traffico isterico per le strade si interrompeva in corrispondenza della fine degli orari di lavoro. Connotazioni apparentemente definite, ma in realtà soggettive e personalizzate dai suoi stati d’animo, perché sulla Terra il silenzio aveva pochissime sfumature ed era per lo più avvertito come una parziale assenza dei rumori, mentre lassù anche il silenzio, come il tempo, sembrava poter avere una dimensione diversa. L’uomo è sempre stato affascinato dallo spazio perché rappresenta per lui uno stravolgimento dell’esperienza, una stradina misteriosa alternativa all’autostrada piena d’indicazioni; anche Jonah aveva bisogno di trovare risposte nell’Universo, risposte a domande grandi e importanti, ma avendo avuto l’incredibile opportunità di ritrovarsi da solo sulla Luna, sentiva molto più forte l’esigenza di riscoprire il silenzio così come non lo conosceva piuttosto che cercare spiegazioni su Dio. Per il momento gli bastava averlo accanto a lui in alto a destra sulla sua visiera, chiunque – o qualunque cosa – esso fosse. Aveva una gran voglia di scoprire che tipo di silenzio si ascoltasse sulla Luna.


Pensò a quanto fosse facile rivendicare un ruolo nella vita degli altri soprattutto quando si è stati in disparte nei momenti più difficili. Lui aveva sconfitto le difficoltà, si era lasciato alle spalle un matrimonio dopo che sua moglie aveva deciso di abbandonare lui e le sue ambizioni per condurre una vita fatta di quotidianità e banalità; aveva tenuto il dolore dentro, aveva fatto finta di nulla, si era convinto delle bugie che lei gli aveva raccontato, sperando che facessero meno male della realtà. Probabilmente da lassù sembrava l’amico e il marito più ambito della Terra, solo perché c’erano il suo nome e il suo corpo sui milioni di televisori collegati all’evento. Non c’è Luna migliore di una TV sulla Terra. Non ci sono mai più amici nella vita che stelle nel cielo. Non c’è Missione più complicata del matrimonio.


Eppure avrebbe tanto voluto chiamare Rosemary per chiederle se quando era nato suo figlio avesse provato quella fastidiosa sensazione di occasione persa, di aver raggiunto lo scopo della sua vita, ma di non provare quelle travolgenti emozioni che si era immaginata. Avrebbe potuto parlare ad alta voce e chiederglielo, il microfono avrebbe diffuso la domanda in tutto il mondo e anche attraverso il televisore della sua ex moglie, che sicuramente lo stava osservando dalla cucina, intenta a preparare qualcosa di buono; e forse lei avrebbe interrotto quello che stava facendo e trovato il modo di rispondergli, dissipando via i suoi dubbi e girando così per sempre la chiave di lettura della loro strana storia, chiudendo a doppia mandata un capitolo della loro vita. Fu un’idea che attraversò veloce il suo cervello ma che, altrettanto velocemente, ne uscì fuori, fluttuando nello spazio: a volte non sapere le cose vale mille volte di più di un libro di risposte efficaci.

g.o.d. segnalava in rosso il cursore della One World ormai persa nell’orizzonte oscuro del cratere e Jonah riprese a muoversi alzando il volume della musica: lanciò ancora la canzone dei Fleetwood Mac e si abbandonò soddisfatto alla confusione che adesso rimbombava dentro i suoi auricolari e all’interno del casco. Le lacrime e la nausea si annullavano a vicenda, e quello che ne venne fuori era un po’ di sollievo dallo stress di dover seguire alla lettera il copione studiato per lui nei suoi quindici minuti di notorietà. Si diresse verso il bordo più alto del cratere, abbandonando il sentiero di navigazione che lampeggiava sulla sua visiera; il percorso era studiato non solo per esigenze di trasmissione, ma anche e soprattutto in funzione del razionamento dell’ossigeno necessario alla sua andata e ritorno dallo Space Rex: un rischio, quello della fine dell’ossigeno, che nessun sistema tecnologico avrebbe potuto scongiurare. Alla fine, la vita degli esseri umani è legata con un esile filo a delle necessità fisiche e mentali, e le scelte ne determinano il suo destino. Nel bene e nel male.
Jonah pensò alle giornate fatte di notte e di luce, ai discorsi pronunciati dall’alto dell’immatura adolescenza su uno scoglio davanti al mare, in cui amore, morte, politica, sport, miserie e nobiltà umane erano stati sviscerati dal suo cervello in crescita, ma non avevano mai trovato risposte convincenti neanche con la maturità. L’assenza di gravità stavolta la sentiva non solo intorno al cratere in cui si trovava, ma anche dentro il suo cuore.


La notte prima del lancio aveva sognato suo padre e sua madre insieme, si tenevano per mano e guardavano l’orizzonte terrestre dall’estremità di un cratere lunare. Si stupì pensando come quell’immagine nel sogno avesse così tanti punti in comune con quella realtà che lo circondava per la prima volta in vita sua; un sogno realistico, sua madre aveva dei contorni poco delineati probabilmente per via di un ricordo troppo poco forte per essere ben fissato nella mente, ma la cosa strana riguardava suo padre. Lo stava salutando, il sorriso finalmente completo, e gli occhi pieni di lacrime. Suo padre stava piangendo, proprio lui, l’uomo costretto dalla vita e dalle responsabilità a non potersi concedere neanche un momento di debolezza. Fu come una liberazione, una catarsi, o più probabilmente uno scherzo del cervello che approfitta dei filtri dell’anima quando si dorme, il pezzo di puzzle mancante che nella realtà ormai hai perso per sempre, ma che puoi sempre sostituire con un foglio di carta spiegazzato e con un po’ di immaginazione. Poteva vedere chiaramente le sue lacrime, quelle trattenute e negate alla loro vita per così dire adulta di padre e figlio; sembrò tutto così vero che Jonah quasi ritenne plausibile girarsi e trovarli lì, accanto a lui, per un’ultima volta. Ma i sogni rielaborano, non possono ricreare completamente una realtà alternativa; ciò che non ti è mai veramente appartenuto non può concretizzarsi tra le tue mani, può solo apparirti sbiadito, controluce, magari non troppo lontano. Di sicuro, affatto vicino.


CHE LIBRO È?


Assenza di gravità è un racconto di Leonardo Alessandrini pubblicato nel 2013 da Intermezzi Editore nella collana Ottantamila. Per saperne di più e acquistarlo online, visita il sito dell’editore.


ABSTRACT


Jonah Everman è un astronauta quarantenne, lanciato alla volta della Luna a bordo del sofisticato Space Rex. I suoi passi sono seguiti contemporaneamente da tutti gli abitanti del nostro pianeta. Eppure, lassù, lontano decine di chilometri da casa sua, in assenza di gravità e in piena solitudine, nella sua mente trovano spazio solo i ricordi.

Il più spettacolare dei viaggi che l’uomo abbia mai sognato diventa ancora una volta pretesto e metafora del viaggio più temuto e necessario: quello verso la scoperta della propria natura e dei propri desideri.


RECENSIONE


Never going back again. Se dovessimo riassumere in una frase l’avventura di Jonah Everman, astronauta quarantenne che mette piede sulla Luna sponsorizzato dai brand più ricchi del mondo, sarebbe senza dubbio il titolo della canzone dei Fleetwood Mac. Non si torna più indietro. Quella di Jonah, come quella di Felix Baumgartner, è un’impresa titanica, che unisce il mondo e lo rende più vicino, più piccolo, più provinciale. Un’impresa che però costringe il nostro everyman, il nostro uomo qualunque, a un radicale cambio di prospettiva. Tutti i problemi, i ricordi,  gli amici e i nemici sono laggiù, su quella palletta azzurra, lontana, bitorzoluta e insignificante. Ti guardano in mondovisione, Jonah, aspettano il tuo ritorno, vogliono darti finalmente il benvenuto che meriti, accoglierti come un eroe. Ma tu sei ancora quello di prima? Sei ancora un uomo qualunque, Everman? O sei proiettato verso qualcosa di più lontano, stai diventando qualcun altro come il Dave Bowman di Kubrick e Clarke, in viaggio verso Giove? Oddio, è pieno di stelle… poi una stanza settecentesca, uno strano pasto, un grande letto, invecchiamento istantaneo e il monolito… starchild. Se ora sei anche tu un figlio delle stelle, un feto con gli occhi spalancati verso l’immensità dell’universo… forse non sarai tu a tornare. Forse lascerai andare un altro che ti somiglia, un clone in carne e ossa o semplicemente un ologramma, un video, un’icona. La tua immagine, l’idea di te che ormai i media possiedono. E resterà eterna ovunque tu sarai, qualunque cosa farai. Accidenti, Jonah. Dio davvero è al suo posto nell’angolo del tuo visore. Ormai sei immortale.

L’esordio letterario di Leonardo Alessandrini unisce la sensibilità di oggi alla nostalgia per il celebre sbarco sulla Luna del 1969 e crea un’epopea introspettiva, il poema senza gesta di un uomo qualunque che riesce a trovare il suo posto nel mondo uscendone fuori, come se solo dalla distanza siderale di un satellite si potesse avere, per una volta nella vita, visione d’insieme.


L’AUTORE


Leonardo Alessandrini
Leonardo Alessandrini nasce e vive a Roma dal 1977. Violinista professionista, ascolta l’heavy metal, ha scritto per riviste online di cinema e collabora con un’agenzia di comunicazione. Assenza di gravità è il suo esordio letterario: ha di recente minacciato di voler scrivere ancora e per molto tempo.

Cosa pensi di questo nuovo sbarco sulla Luna che si trasforma in un viaggio al centro della natura umana? La parola ai commenti!

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