Sette sporchi cani muti e un abbaino

Associazioni mentali. Scrivere. Ansia. Count-down. Panico. Tremore. Blocco. Confusione. Dubbi. Incertezze. Perplessità. Paura di deludere. Aspettative. Responsabilità. Nevrosi. Respiro. Insonnia. Apatia. Fame. Fama. Disorientamento. Obiettivo. Meta. Lontano. Irraggiungibile. Scappare. Via. Strada. Automobili. Sognare. Volare. Palloncini. Sole. Occhiali. Cappello. Nascosto. Solitudine. Mare. Acqua. Doccia. Cantare. Dilettante. Vento. Incomunicabilità. Antonioni. Intellettuali. Giornalisti. Produttori. Soldi. Investimento. Spreco. Consumo. Riflettori. Sipario. Fine. Quiete. Relax. Terme. Fonte. La Cavalcata delle Valchirie. Vietnam. Guerra. Morte. Amore. Dolore. Ricordi. Scegliere. Decidere. Ricominciare. Trovare. Verità. Passione. Famiglia. Moglie. Amante. Gelosia. Bellezza. Harem. Neve. Freddo. Tormenta. Bianca. Pagina. Finzione. Illusione. Magia. Asanisimasa. Anima. Sensibile. Ferita. Frusta. Circo. Clown. Trapezisti. Tromboni. Megafono. Girotondo. Allegria. Festa. Vita. Avventura. Inizio. Ho deciso, Guido.


«Cosa fai nella vita?»
«Lavoro nel cinema.»
«Sei un attore?»
«No. Sceneggiatore. Piuttosto importante, tra l’altro…»
«Hai lavorato a qualche film che posso conoscere?»
Mi guardò spavaldo, quasi dall’alto in basso, come un grande artista inebriato dall’eccessiva fama.
«Diversi… Ti dico solo un solo titolo: Sette sporchi cani muti e un abbaino.»
«Beh, faresti bene a dirmene un altro visto che questo non lo conosco.» Rimase di stucco. La spavalderia ostentata in precedenza lasciò in un attimo spazio a un’improvvisa ira funesta.
«Ma ci vai al cinema? Non hai visto il più grande western dell’ultimo decennio?»
«No.»
Mi sarebbe piaciuto ricordargli che in ogni caso di western, nell’ultimo decennio, non ne erano usciti poi così tanti.
«Incredibile! Ma almeno de I torbidi racconti dell’ermellino ne avrai sentito parlare, spero?»
«Non mi dice niente.»
A parte un’innata predisposizione per la zoofilia, pensai.


“Il turista è uno che appena arriva pensa di tornare a casa, mentre il viaggiatore può non tornare affatto”. Noi, al momento, ci sentivamo dei viaggiatori. Sporchi, stanchi, disillusi ma pur sempre viaggiatori. Guardai fuori dal finestrino. Il Sole era di nuovo alto nel cielo.
«Siamo arrivati.»
La voce di Charlie interruppe le mie elucubrazioni.
«Cosa?»
Indicò un punto davanti a sé.
«Guarda là in fondo!»
Effettivamente vidi qualcosa che non faceva parte del solito paesaggio che aveva caratterizzato le ultime settimane. Era un cilindro di metallo che faceva capolino dalla cima di una collina. Una specie di silos arrugginito che stonava non poco con l’ambiente circostante a causa della sua massa ingombrante. Percorremmo un altro centinaio di metri e mi fu tutto più chiaro. Davanti a me, una foresta di grattacieli e nuvole di smog. Eravamo arrivati. La Città del Cinema. La Madre di tutti gli aspiranti sognatori, teatro dell’ultimo pitch di Charlie Cough. Me ne ero quasi dimenticato. Cercai il suo sguardo. Quegli occhi a palla raccontavano, oltre a un probabile problema alla tiroide, una storia d’amore appassionante in cerca di un lieto fine. Dopo qualche minuto varcammo la soglia della metropoli e ne rimasi completamente traumatizzato. Le accecanti insegne di cinema e di discutibili spettacoli d’intrattenimento erano accese anche di giorno. Una carovana infinita di automobili ostruiva il nostro passaggio. La folla si riversava per strada in modo scomposto e disordinato. Rumore. Voci, schiamazzi, offerte, preghiere. Barboni e soubrette, povertà e sfarzo sullo stesso marciapiede. Troppi stimoli per chi come noi era rimasto per un sacco di tempo tagliato fuori da ogni tipo d’interazione sociale. Charlie sembrava rapito da quella giungla meccanica che trasudava crudeltà come la Metropolis di Fritz Lang. Estrasse un sigaro dalla sua ventiquattrore, sorrise e sussurrò: «Ci siamo.»


Mentre tastavo alla cieca il sedile posteriore, le mie dita toccarono qualcosa di duro. Era la ventiquattrore di Charlie. L’ultimo ricordo che mi restava di lui. Esaminandola più da vicino vidi che era chiusa con un lucchetto. Volevo aprirla. Cercai di ragionare. Considerando il quoziente intellettivo del mio passeggero, la combinazione non poteva che essere 1234. Mi sbagliavo. Dopo qualche inutile tentativo, trovai la soluzione al mistero: il codice era 0000. Quello stronzo riusciva sempre a sorprendermi. Ma non era finita: la prima cosa che mi saltò all’occhio una volta aperta la ventiquattrore, era una confezione di pillole dimagranti. Provai a guardare meglio. Sepolta da pagine di sceneggiature e appunti, c’era proprio una confezione di pillole dimagranti. Capii subito che qualcosa che non andava. Charlie era l’ultimo uomo sulla Terra che avrebbe comprato una cosa del genere. Aprii la scatola aspettandomi di tutto e non ne rimasi affatto deluso: la confezione era piena di verdoni! Che aveva combinato quel pazzo? Mi aveva lasciato parte dei soldi dello strozzino! Preso dall’eccitazione, mi accorsi solo in un secondo momento che vicino ai contanti c’era una lettera con la dedica “Per il mio compagno di viaggio”. La presi in mano e iniziai a leggere:

EST. STRADA DESERTA/GIORNO
Charlie viene raggiunto da un’AUTOMOBILE sgangherata. Al suo interno, un UOMO dal discutibile aspetto spegne il motore e si avvicina al finestrino.

AUTISTA
Non ci posso credere! Lei è il grande Charlie Cough!

Charlie sorride imbarazzato. L’autista non trattiene l’emozione.

AUTISTA (continuando)
Ho letteralmente consumato il Dvd de “I torbidi racconti dell’ermellino”. Che capolavoro inarrivabile! Ha bisogno di un passaggio? Salti su!

INT. AUTO SGANGHERATA/GIORNO
Charlie apre la portiera e si siede elegantemente stringendo la sua ventiquattrore. L’estrema vicinanza con il suo fan lo infastidisce.

CHARLIE
Le dispiacerebbe portarmi in città?

L’autista sgrana gli occhi.

AUTISTA
Sta scherzando, Mr. Cough. Per me è un ONORE!

L’autista mette in moto il veicolo e continua a parlare entusiasta.

AUTISTA (continuando)
Sa, io sono uno scrittore di infimo livello ma da grande il mio sogno è diventare uno sceneggiatore di successo come Lei.

CHARLIE
Non pensa di essere un po’ cresciuto?

L’autista accusa il colpo.

AUTISTA
Forse ha ragione. Ma questo sogno è l’unica cosa che mi spinge ad andare avanti…

Charlie ora pensa di essere stato troppo duro.

CHARLIE
Ci vuole gran talento ed estrema dedizione.

AUTISTA (sorridendo)
Cercherò di rubargliene un po’ durante il viaggio, allora!

Charlie annuisce con poca convinzione. Seguono alcuni secondi di silenzio.

AUTISTA
Posso chiederle un autografo?

Figlio di puttana! Aveva scritto la sceneggiatura del nostro primo incontro. A modo suo. Un sorriso deviò la traiettoria delle mie lacrime. La carta cominciò a bagnarsi. Charlie mi aveva mandato un segnale forte e chiaro. Il viaggio non era ancora finito.


CHE LIBRO È?


Il passo in più è il romanzo d’esordio di Francesco Pierucci, pubblicato nel 2017 da Nulla Die Edizioni. Per saperne di più e acquistarlo online, visita il sito dell’editore.


ABSTRACT


Dopo il successo del suo primo romanzo Il passo in più, uno scrittore non riesce più a ritrovare l’ispirazione. Decide così di partire per un disperato viaggio on the road con la sua fidata Underwood Standard in cerca della creatività perduta. 

Durante il percorso a bordo della sua auto sgangherata incontrerà suo malgrado una serie di personaggi decisamente grotteschi tra cui uno sceneggiatore obeso, un falacrofobico con manie di grandezza e una pescivendola napoletana senza scrupoli. 

Tra fughe, risate, arresti e incidenti di ogni tipo, il protagonista vivrà un’avventura surreale dalle forti tinte cinematografiche che sarà difficile dimenticare. 


RECENSIONE


Uno scrittore alla disperata ricerca dell’ispirazione per il suo romanzo, una buddy comedy on the road in un deserto americano cinematografico confinante con la provincia italiana, una carrellata inesauribile di personaggi, gag e situazioni esilaranti.

Il primo romanzo di Francesco Pierucci segue passo dopo passo una collaudata ricetta per scrivere buone storie umoristiche, tra giochi di parole, avvenimenti paradossali e tic verbali. Ha meritato però un posto su questo blog perché ha fatto, per parafrasare il titolo, un passo in più. Non si è limitato a stereotipi generici ma ha fatto del citazionismo una vera e propria arte. Pierucci non scrive “ho fatto salire in macchina un ciccione pazzesco”. Lui scrive direttamente “sembrava John Goodman nel film dei fratelli Coen”. John Goodman ha una presenza fisica inconfondibile, che travalica lo stereotipo del panzone disgustoso, ne è da una parte l’apoteosi, dall’altra qualcosa di più realizzato, qualcosa di più, per l’appunto.

(nota a margine: mio padre ha legato John Goodman alla sua indimenticabile interpretazione di Fred Flinstone nel blockbuster degli anni ’90, e ormai lo considera un cartoon in carne ed ossa)

Citazionismo, dicevamo. Tutti i film preferiti dall’autore sono omaggiati in maniera molto particolare: infatti non solo il viaggio del protagonista senza nome e del suo stravagante amico obeso si ispira direttamente a celebri buddy comedy on the road come Un biglietto in due (Planes, Trains and Automobiles) o il più recente Parto col folle (Due Date), ma ogni singolo episodio della loro avventura riprende la trama o i characters di pellicole che spaziano da Pulp Fiction di Quentin Tarantino a Sette Anime di Muccino (sì, proprio lui!), da Qualcuno volò sul nido del cuculo ai polizieschi con Morgan Freeman e Samuel L. Jackson (perché non metterci anche Denzel Washington o Sydney Poitier a questo punto?), passando per la nouvelle vague francese  con citazioni di Godard e Truffaut per approdare infine a una vera e propria sindrome di Stendhal davanti a Ferro 3, il capolavoro drammatico e violento del cinema coreano.

Ma ancora: questo romanzo non è solo gag e citazioni. Le gag sono comic relief, le citazioni sono punti di riferimento, ma il nucleo, il centro, la causa scatenante di quest’incredibile avventura è il disagio, il dramma di un uomo che ha avuto ironicamente successo scrivendo un solo libro in cui racconta la storia del suo fallimento come scrittore. Verrà definito anablefobico, come chi ha il terrore di guardare verso l’alto, verso il futuro. Ma nell’arco delle sue peripezie scoprirà di aver avuto paura di guardare anche verso l’altro. La solitudine opprimente dei primi capitoli è rotta da incontri ed esperienze di ogni tipo, una vera e propria terapia d’urto che porterà il nostro eroe a relazioni più sane con gli altri e a riavvicinarsi a una famiglia che aveva forse quasi dimenticato.

Questa capacità di raccontare con sensibilità i propri drammi e le proprie sconfitte all’interno di una storia umoristica non ha potuto non ricordarmi la bellissima saga rock bolognese dei Despero di Gianluca Morozzi, di cui ho letto di recente l’ottimo Confessioni di un povero imbecille. Essendo ovviamente al primo romanzo Pierucci non può avere già maturato un tono di voce, una personalità o una tecnica minimamente paragonabili a quelle presenti nei libri di Morozzi, ma resta un autore molto promettente da tenere d’occhio in futuro, per nuove uscite che sono già sicuro non si limiteranno al passo, ma avranno una vera e propria marcia in più. 😉


L’AUTORE


Nato a Napoli nel 1989, Francesco Pierucci vive a Milano dove lavora come copywriter freelance. Grande appassionato di cinema, ha rappresentato l’Italia nella giuria internazionale del Festival di Venezia. Dopo aver collaborato a diverse antologie, ha pubblicato Dieci piccoli passi (La Gru 2011).

Il passo in più è il suo primo romanzo.

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