Un nirvana con la pipa in bocca

L’uomo non è stato progettato per scegliere, ma per vivere felice in un giardino incantato, pieno di frutti e prelibatezze a perdita d’occhio. L’uomo non è stato creato a immagine e somiglianza di Dio, mannaggia a quell’amanuense disattento che nella notte dei tempi ha scambiato una parola per un’altra, o forse ci ha messo del suo, e ha in ogni caso cambiato a nostro discapito tutta quanta la storia. No, l’uomo è stato creato a immagine e somiglianza del panda rosso.
Mangia e dorme, il panda rosso, fine delle storie. Quando mai a un panda rosso gli è saltato in mente di scegliere?
Eppure lui ha dovuto attenersi al protocollo umano secondo l’attuale linea di gestione della specie: appena i dottori gli hanno detto che per miracolo non ha contratto un cancro alla bocca, Giuliano Cozzi ha preso la sua collezione di pipe, l’ha messa sotto chiave, ha buttato la chiave nel Po e ha cercato di riprendere contatto col nirvana. Un nirvana con la pipa in bocca, che lo guarda seduto su una panchina, lo saluta, gli porge di che fumare e gli dice: «Vuoi?»
C’è da innervosirsi, per carità, non v’è dubbio. Aggiungiamoci poi la sudorazione abbondante che il corpo del direttore di «Alter», data la stazza, non cessa di sprigionare di suo, a qualsiasi temperatura, a qualsiasi altezza dell’anno, e leggiamo questa singolare produzione secretoria anche alla luce di un sintomo del perenne stato di nervosismo del soggetto in esame. È chiaro che un pazzo che si mette a gridare nella sua redazione è l’ultimo fastidio che tale soggetto vorrebbe affrontare.
Giuliano Cozzi solleva i suoi centododici chili dalla poltrona girevole, aggira con insospettabile destrezza la scrivania, spalanca la porta dell’ufficio e, divorando il corridoio come un pac-man di carne e liquidi salini, piomba sulla scena del delitto.
Morena, impietrita, muove solo gli occhi. E lo sguardo che indirizza a Cozzi, oltre le spalle del pazzo, è insieme di sollievo, di riconoscimento, di stima, perfino d’amore. Se le chiedesse di sposarlo in questo istante, la poveretta risponderebbe sì e senza passare dal via, pur di uscirne sana e salva. Peccato che Cozzi non sia dell’umore per la copula e anziché chiedere la mano di Morena pone la sua, di mano, la sua manona, la sua bistecchiera arroventata e luccicante di sudore sulla spalla del tipo che sta importunando sì la segretaria del giornale, ma soprattutto lui.
Quanto se la farebbe una bella, lunga, lenta, rilassante fumata di pipa, il buon Cozzi. Perfino un elemento simile sarebbe in grado di gestirlo con un certo aplomb. Invece, lo prende e lo gira di tre quarti.
Il tizio, che sta urlando e non s’è reso conto di cosa diamine sia successo, nel riconoscere Cozzi sembra cadere in estasi.
«Giuliano! Finalmente!» esclama, passando a un registro ben diverso dal precedente, e a un tono confidenziale che sortisce indesiderabili effetti collaterali.
«Finalmente?» grugnisce il direttore di «Alter». «Finalmente cosa? Come cazzo ti permetti di entrare qui e di metterti a gridare contro la mia segretaria? Cazzo vuoi?»
Valerio non deve stare molto a interpretare i segni quando parla Giuliano. Quando parla Giuliano, incazzato o meno, le interpretazioni personali vanno a farsi benedire. Pane al pane, vino al vino. E se dopo non ci sta pure una gratificante fumata di pipa, meglio darsela a gambe, o sono guai.
«Giuliano, non voglio niente, non sono venuto qua a chiedere l’elemosina, volevo farmi un giro, solo un giro, Giuliano, sono sotto stress.» Cerca di spiegarsi Valerio, che parla in maniera concitata, affannosa.
Morena, arpionata alla poltroncina, osserva la scena da seduta. Non può schizzare via di corsa senza scoprire chi dei due estrarrà per primo il ferro e farà secco l’altro, s’è fatta i suoi pronostici, vuol vedere se ha avuto buon intuito. La curiosità è donna.
«Che stai dicendo, idiota?» lo incalza Giuliano Cozzi, mentre Valerio sbianca e assume tutta l’aria del drogato per cui il suo ex direttore deve averlo scambiato. O forse s’è lasciato scappare qualcosa con lui in merito al fatto di sentirsi ultimamente un po’ depresso, sospetta, ma per quanto setacci nella memoria nessun ricordo del genere affiora in superficie – e comunque non è di sicuro questo il momento adatto all’autoanalisi. Non con un bulldog su due zampe di un metro e ottanta a qualche centimetro dalla faccia, che nella migliore delle ipotesi ritiene tu abbia esagerato col Tavor.
«Sto dicendo… Giuliano, abbi pazienza. Sono sveglio da tre ore e tornerei a dormire, tanto per intenderci.»
«Si chiama depressione» bela la segretaria, dalla prima fila.
Ecco, pensa Valerio. Non solo l’avrò confidato a lui e neanche me lo ricordo: lo sanno tutti. Tutta la redazione sa che sono depresso, tutta la redazione sa che sono stato silurato dai piani alti e… e questi figli di puttana mi prendono per il culo.
«Dai retta a Morena.» Sibila Cozzi. «Hai la depressione, bello. Deprimiti a casa tua.»
«Ero venuto soltanto per parlarne, Giuliano.»
«Ci sono gli psicologi. Qui lavorano giornalisti. Mestiere diverso, bello.»
«Già. E io… io non sono un giornalista, giusto, Giuliano?»
«Per quanto mi riguarda, no.»
Valerio abbassa la guardia. Game over. Morena, in cuor suo delusa dall’esito in fin dei conti pacifico del confronto, rilassa la schiena e i muscoli delle braccia. Ci starebbero caffè e sigaretta, quasi quasi.


CHE LIBRO È?


mercadante_copertina

L’uomo che non esiste è un racconto di Gianluca Mercadante pubblicato nel 2016 da Intermezzi Editore nella collana Ottantamila. Per saperne di più e acquistarlo online, visita il sito dell’editore.


ABSTRACT


Valerio Reale si è alzato come tutti i lunedì mattina, il lunedì è il giorno della rubrica settimanale, ma da oggi Valerio non ha più una rubrica di cui occuparsi: con l’entrata in vigore del Jobs Act il suo inquadramento al giornale risulta irregolare. Al signor Reale non rimane quindi che sbrigare le sue commissioni e cominciare a pensare a come procurarsi l’iscrizione all’Ordine dei Giornalisti, ma all’ufficio postale Valerio fa un’altra incredibile scoperta: la sua bolletta non può essere pagata perché il suo nome risulta inesistente.
Comincia così una tragicomica giornata per il povero Valerio Reale, una giornata in cui tutto sembra capovolto e grottesco, come in un racconto di Pirandello.


RECENSIONE


Come sarebbe un mondo in cui tu semplicemente non esisti? Gianluca Mercadante non è stato certo il primo a chiederselo: dal Mattia Pascal di Pirandello al Jason Taverner di Philip K. Dick, passando per il George Bailey di Frank Capra, quello della sparizione dell’ego è un tema molto caro ai narratori di ogni epoca. Ma ecco, quello che arricchisce questa storia, quello che differenzia questo tuffo in una realtà alternativa, in un mondo parallelo, dai tanti che l’hanno preceduto è la sua semplicità, la sua umanità, la sua immediatezza. Non assume toni epici, drammatici o filosofici. Forse, a differenza di buona parte dei suoi simili, non ha nemmeno una morale. È una vicenda quotidiana di un uomo qualsiasi, una commedia ironica, che ruota attorno ai problemi della vita di uno di noi. Non ci sono eroi, così come non ci sono villains. È in fondo la storia di una possibilità, di un what if, è la storia di una storia. Ed è una storia bella da leggere, piena di una sua onestà intellettuale, che invece di ‘telefonare al pubblico’ come farebbe Steven Spielberg lo prende per mano, lo guarda negli occhi e lo porta in un sogno strano, distorto, che, come tutti i sogni, svanisce pian piano nel giorno che avanza.


L’AUTORE


Gianluca Mercadante
È nato nel 1976 a Vercelli. Decine di suoi racconti sono apparsi in antologie, riviste e per il Giallo Mondadori. Ha pubblicato con diversi editori (Stampa Alternativa, NoReply, Alacràn, Las Vegas, Effedì, Lite Editrions). Con Daniele Manini ha inoltre curato l’antologia Liscio assassino (Ed. Zona, 2014), allegata all’omonimo album dei Banda Putiferio. Ha scritto di critica letteraria per «La Stampa», «Orizzonti», «Pulp» e «Satisfiction». Il suo ultimo libro s’intitola Caro lettore in erba… (Las Vegas, 2015).

Leggi altre Storie Per Un Piccolo Pianeta su Gianluca Mercadante!

 

Cosa pensi di quest’estratto? Come potrà proseguire o significare la strana vicenda di Valerio Reale? La parola ai commenti!

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