La vita è una partita a poker

Nasci con cinque carte in mano. È il destino che ce le mette. Puoi fare tante cose con quelle cinque carte. Puoi passare la mano, rinunciare, affondare, rinchiuderti in te stesso. Puoi cercare di sostituirle senza sapere quello che avrai in cambio, se ti andrà meglio oppure peggio. Puoi puntare poco, puntare tanto, bluffare, diventare ricco. O perdere tutto.

Come Vanessa Russo, ventitreenne uccisa con un ombrello nella più importante stazione di Roma. Già, la grande città santa e peccatrice, Roma che è anche Gerusalemme,  Babilonia, La Mecca, Las Vegas.
“Per Doina Matei” di Gabriele Dadati è un racconto sotto forma di lettera rivolta proprio alla donna rumena che si fece assassina per una sciocca lite.

Molto diverso, invece, il tono del narratore di “Ho letto di te (una lettera)” di Ivano Bariani. È un impiegato pubblico freddo e cinico, che prova solo disgusto per gli pseudointellettuali di provincia.
“Occupazione? Metta scrittore.”
Lo ucciderà forse perché, in uno dei rovesciamenti tipici della psiche dei maniaci omicidi, è lui stesso, segretamente, uno scrittore fallito?
“mi ha fatto così tanta impressione che ora ti racconto questa impressione come fosse uno dei tuoi racconti”

Ma è così, in fondo, che vanno le cose. Ti accontenti, punti tutto su una doppia coppia, senza sapere che il full del giocatore di fronte a te ti farà perdere tutto. Oppure è lui, il pazzo, l’assassino, a dilapidare la propria umanità un pezzo alla volta, perdendo prima l’amore e poi, in conseguenza di ciò, il lavoro. Cosa gli resta? Le armi rigate del padre cacciatore. Fucili? No, armi rigate. Le custodisce nell’armadio della camera da letto, rinnovando pedissequamente il porto d’armi e occupandosi quotidianamente della manutenzione. Quante volte è andato a caccia? Mai. Ma ora ha perso tutto quello che desiderava, vuole rischiare la vita, la libertà. Prenderà di mira i passanti della piazza come fossero animali e ci farà ascoltare i suoi deliri in “Selvaggina (una registrazione)” di Marco Candida.

Le storie, come le carte, poi a volte tornano. La rumena che aggredisce la studentessa nel centro della capitale cede il posto a un rumeno che spara a un poliziotto nella periferia di Milano.
È un poliziotto napoletano dai modi ruvidi, nipote di un camorrista intoccabile. Anche lui, come l’uomo delle armi rigate, ha perso la sua donna, che è andata via dopo l’ennesimo litigio. Ma non demorde, non rinuncia a sperare, non compie gesti insani. È un eroe, un eroe stoico che si muove in una Milano di periferia invasa dai cinesi e dalla loro mafia connivente con la nuova amministrazione cittadina. Siamo nella “Via Paolo Sarpi” di Gianluca Mercadante.

Ma esistono altri modi di flirtare con la morte dopo che la propria vita va in pezzi. Il protagonista di “Io e  Palmieri” di Giuseppe Bottero, anche lui senza più un lavoro e una moglie, trasforma un atto di folle autolesionismo in un’impresa da Guinness dei primati. Immersioni in apnea dentro bocce piene di piranha, con addosso solo una tuta e un paio di pantofole. Sembra proprio un tentativo di suicido. Ma invece no, la fortuna gira. Palmieri diventa l’uomo dei record. L’ex-moglie lo sfiderà al suo stesso gioco. Torneranno insieme?

È la stessa cosa che si chiede Karmit il clown, che dopo aver rischiato di annegare nell’alcool e nella disperazione con la sua amata Abbie ora cerca la salvezza in un matrimonio che si terrà in una wedding chapel di Las Vegas, celebrato probabilmente da un sosia di Elvis. Karmit e Abbie, due attori falliti che hanno girato l’America in lungo e in largo vivendo allo sbando, alla ricerca di certezze e successi che non sono mai arrivati, ormai sono al capolinea. Abbie è incinta e non ha più un posto al mondo dove andare, a parte Las Vegas. Le carte sono cambiate. La città del peccato torna ad essere la città santa. È “R.E.S.P.E.C.T.” di Christian Mascheroni.

La sorte compie anche scherzi incredibili. Imbuchi la lettera di un’aspirante suicida che trovi in un cassonetto, e dopo diversi anni l’incontri e scopri che se non fosse stato per il tuo intervento sarebbe morta sul serio. Verrà fuori che è la donna della tua vita. O almeno lo sarebbe se tu fossi il protagonista di “Dimentica il Burundi” di Alessio Romano.

Inutile negarlo, si tratta di veri e propri miracoli, miracoli che in fondo devono esistere se non altro per compensare tutte le cose che invece vanno storte.
Come quel che avviene alla coppia cattolica di “386 ore” di Carlo Meliba, che dopo anni di castità si unisce nell’amplesso a sole due settimane dal matrimonio. La causa del peccaminoso gesto? Un medico che dice: “Sei fertile.” E allora, anche se con 386 ore d’anticipo, bisogna festeggiare.

Non siamo più soli contro tutti. Abbiamo mogli, mariti, figli. In “Sara e il cane” di Michele Governatori è la figlia adolescente e amante degli animali a salvare il padre vedovo da una rapace milf. Un’altra adolescente, la protagonista di “Emiliano del Terzo B” di Chiara Gamberale, diventerà improvvisamente popolare dopo un amore estivo col ragazzo più bello del liceo. Elisa Genghini ci porta invece nel “Silenzio” che si stende tra amiche, tra coppie adolescenti, tra colleghi che flirtano, sfociando nella grottesca visione di un orsacchiotto dal cuore enorme convertito in nido d’amore sulla spiaggia.

Poi capita che ti escono delle carte strane e le devi accettare, come la doppia donna e la susseguente confusione erotica di “Lesbosuore contro Daitarn III” di Gianluca Morozzi.

Ci dev’essere un senso in tutto questo, un logica totale nell’intreccio di tutte queste vite, nei drammi quotidiani di tutti questi uomini e di tutte queste donne. Una teoria della continuity applicata in cui confluiscono tutte le storie del mondo, come quella inventata da Diego Cajelli, che vaga per Via dell’Inferno nel quartiere ebraico di Bologna mascherato da draghetto Grisù nel “Racconto folle per menti disturbate” di Danilo Deninotti.

Un’armonia composta di simili e opposti, rimandi, citazioni, un caleidoscopio di esseri umani che dall’ottica di Dio diventano una sola creatura, l’Umanità.
O, per dirlo con le parole di Giorgio Fontana in “Vita e morte di una sigaretta”: “Tirò una linea da quel tavolo estivo e ne seguì lo sviluppo. Fu come ascoltare una fiaba che già si conosce, ma che non manca mai di stupirci. Allora Dio si disse che aveva creato l’universo più o meno allo stesso modo.”

E in fondo è proprio il cuore, l’emozione, il sentimento, a renderci tutti simili, fratelli, umani.
Ed è nel fascino della persona amata, nella magia del sorriso di un bambino o anche nella forma sferica di un pallone che torniamo ad essere un tutt’uno e crollano tutte le barriere. È un richiamo “Inarrestabile” come il pallone di cui ci racconta Dario Buzzolan. Quando lo sentiamo ci lasciamo tutto alle spalle e ci uniamo al gioco, finalmente consapevoli e felici d’aver trovato il nostro posto nel mondo. O almeno, finché qualche guastafeste non troverà le porte e la nostra partita avrà fine.

CHE LIBRO È?

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” Viva Las Vegas” è l’antologia d’esordio dell’editore indipendente Las Vegas Edizioni (2008).
Vuoi leggere un estratto? Clicca qui per scaricare il racconto-postfazione del fondatore Andrea Malabaila direttamente dal sito dell’editore.
Per saperne di più e acquistare il libro, clicca qui.

Se ami gli ebook e sei sempre online, potresti anche leggerlo gratuitamente su Yeerida (come ho fatto io). Non conosci Yeerida? È lo Spotify dei libri. Ti basta aprire un account gratuito e puoi leggere per intero tutti i libri in catalogo da computer, tablet e smartphone.

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