Puro come un’ombra

 

Il suo aspetto bizzarro e quello strumento antiquato allacciato alla schiena non attiravano gli sguardi di nessuno. Aveva dimenticato questo aspetto; fare il persecutore aveva anche i suoi lati positivi.
All’incrocio di Arrison avenue e Beach street, l’invisibile Sayph entrò in limousine.
Si sedette di fronte a un Clark Rossiu distaccato e riflessivo. In quanto Redcrow, Sayph aveva maturato molta esperienza con clienti come il signor Rossiu e sapeva leggere tra le righe o, in quei casi, tra le orbite vuote proiettate oltre il finestrino oscurato e le rughe contratte. L’ombra meditò sul fatto che, nonostante fossero passati cinquecento anni dall’ultima volta che aveva pedinato qualcuno nel mondo di sotto, nulla del pensiero dell’uomo era mutato.
Quell’apatia nei confronti della vita della gente comune erano tipici di una razza antica che Sayph conosceva molto bene. Per una frazione di secondo andò oltre alle semplici riflessioni. Quel vecchio stava inconsciamente riportando il bardo a prima del passato; a quando Sayph viveva sopraffatto dagli altri in un luogo di cui non ricordava nemmeno più il nome. Ricordava bene i volti però e quello che ora gli si stava materializzando davanti, apparteneva a un uomo che mai avrebbe scordato nonostante gli anni; a un uomo più dedito alla bottiglia che alla famiglia, che provava gioia solo nel bere e nel razziare i villaggi vicini.
Sayph accantonò il passato per dedicarsi al presente. Poggiò il banjo sul sedile. Tirò fuori dalla tasca dei jeans un taccuino e scrisse una nota a fondo pagina. Il programma di ogni secondo mercoledì del mese di Clark Rossiu era da anni un mistero. Si faceva lasciare sempre all’incrocio tra la dodicesima e Saint boulevard e scendeva in prossimità della pasticceria Honey. L’agenda del bardo però mostrava con chiarezza i suoi spostamenti.


 

«Potresti degnarti di aspettare qualche secondo in più, figliolo?»
Sayph si fermò all’istante, come paralizzato. Riconobbe immediatamente il timbro di voce: la sua calma, la sua profondità. La fronte s’imperlò di sudore freddo e gli occhi azzurri presero la tonalità del nulla.
In sala s’istaurò il più assoluto silenzio; solo qualche lieve mugolio di sorpresa accompagnò un sommesso struscio di sandali. Sayph riuscì a voltarsi. I Diaconi, i Decorati e le Eminenze scattarono in piedi ed eseguirono le riverenze in modo sincrono e perfetto man mano che un uomo alto, ma curvato dalla vecchiaia, saliva i gradini dell’enorme piramide di pietra e legno. I battiti del cuore di Fan si sincronizzarono senza volerlo ai ticchettii del bastone dorato sul quale il personaggio si appoggiava. Superato il gradino delle Eminenze, un fascio di luce proveniente dal basso illuminò un trono d’oro, il cui schienale sfiorava il soffitto.
L’anziano s’accomodò sopra la vetta del monumento che segnava la scala gerarchica e si rilassò dalla sua fatica. L’imputato cadde in ginocchio, schiacciato dal peso di un ossequio che non aveva mai eseguito se non nelle rarissime visite del supremo imperatore del mondo di sopra.
«Alzati figliolo e fammi vedere il tuo viso» disse il regnante.
Sayph obbedì come un automa e trasmise tutto il suo stupore e timore nelle rughe tese e negli occhi ora di un azzurro chiarissimo.
«Sì… così va bene, figliolo mio carissimo.»
«Supremo leader» esordì il bardo quando fu in grado di parlare «è un onore vederla. Lunga vita al nostro imperatore!»
«Lunga vita e prosperità!» gridarono gli altri membri del consiglio.
Il vecchio batté il suolo col suo bastone e il silenzio ridiscese.
«Saypherius, mio amato. Posso sapere cosa sta succedendo in questa giornata memorabile?»
«Signore?»
«Sì, figliolo. Sono stato io a dare l’ordine di portarti qui oggi. Voglio riaverti con me.»
«Supremo imperatore, è un grande onore per me, che lei possa vivere per sempre e in buona salute.»
Si esibì nella riverenza.
«Mi pare di aver capito però che tu non voglia accettare. Ciò mi rattrista molto.»
«Col suo permesso, o sommo, chiedo di proferire le mie ragioni.»
«Accordato» disse tranquillamente.
«Gli avvenimenti accaduti mezzo millennio fa ancora mi tormentano, tuttavia sono riuscito a costruirmi una vita a mio avviso dignitosa lontano dall’Alta società. Sono felice, mio signore e sono riuscito a dimenticare parte del passato. Se tornassi al vostro servizio, sono sicuro che tutto riaffiorerebbe. In secondo luogo, mi rattristerebbe moltissimo se un avvenimento simile a quello che ha portato al mio esilio si ripetesse.»
Fan s’inchinò con la faccia a terra.
«Che essere vile, rifiutare la magnanimità del nostro imperatore. Che venga imprigionato seduta stante!» infuriò il giudice che stava esaminando il caso del giorno.
I Cerberus irruppero nella corte. Le loro mani si strinsero attorno alle braccia di Sayph, che si lasciò ghermire.
«Aspettate!» I due incappucciati s’inginocchiarono e mollarono la presa.
«Figli miei, miei amatissimi collaboratori e amici, non saltate subito alle conclusioni. Il qui presente Saypherius non intendeva mancare di rispetto a nessuno, non ho forse ragione?»
«Correttissimo, supremo imperatore.»
«Vediamo un po’… C’è qualcosa che possa farti cambiare idea?»
«Temo di no, mi dispiace.»
L’anziano accarezzò la lunga barba annuendo.
«Cambiando argomento, hai trovato la risposta alla tua domanda?»
«Non ancora, ma grazie per l’interessamento, o sommo.»
«Mhh, ammetto che ciò che cerchi è molto difficile da trovare, in particolare per un persecutore.»
«Da quanto ne so, solo voi, eccellenza, avete trovato la vera risposta» esordì Sayph.
«Saypherius, facciamo un patto. Io ho bisogno di persecutori fidati e preparati. Ho un progetto in mente e tu sei il più indicato per questo compito. Ho assolutamente bisogno di te.»
«Le vostre parole mi riempiono d’orgoglio, mio signore, ma torno a dire che non sono in condizioni di operare come si conviene.»
Il bardo s’inchinò nuovamente, rispettoso.
«Il patto consiste nell’assicurarmi i tuoi servigi, diciamo per un tempo di quattro mesi standard, e in cambio io ti prometto che, durante l’arco di tempo in cui tu praticherai la tua arte, troverai la risposta alla tua grande domanda.»
«Signore voi veramente… io» balbettò Sayph arretrando nuovamente, scosso.
«Allora figliolo, cosa mi rispondi?»
«Me lo assicurate veramente?»
«Ancora dubitate del nostro imperatore?! Con che coraggio…»
Un gesto di mano fece morire sul nascere le contese.
«Quattro mesi, non un giorno di più. Cosa mi rispondi?»
Sayph rifletté. La sua decisione presa a prescindere dagli eventi, la sua risolutezza e le sue convinzioni… tutto era minato. Bramava quella risposta da secoli, una risposta che mai nessuno era stato in grado di dargli.


«Questa è la rosa della vita. Bella vero?»
«Bellissima signore. In tutta la mia vita non ho mai visto una rosa più bella.»
L’imperatore si abbassò, piegò sotto le ginocchia la tunica e, sorreggendo la tiara, annusò il fiore.
«Meraviglioso… vieni figliolo, annusa anche te.»
Obbedì. L’odore era delicatissimo, ma molto presente. Profumava di tenacia, forza ed… eternità.
«Sai perché si chiama in questo modo?» Sayph scosse la testa.
«Vedi, quando sulla terra un bambino viene alla luce, il seme di questa rosa muore e nasce una piantina.
La gemma cresce, si fa robusta e infine sboccia. La rosa e il bambino sono collegati; se all’umano è ad esempio felice, triste o sta male, il fiore manifesta sintomi uguali.»
L’imperatore, all’improvviso s’incupì. «Quando l’umano muore…» Snervante pausa.
«La rosa appassisce e al suo posto sboccia quest’altro fiore.» Socchiuse gli occhi e sospirò.
«Si chiama rosa della morte.» Il persecutore osservò, esterrefatto, le dita dell’anziano scorrere sulle foglie a forma di mezzaluna, saltare le innumerevoli spine falciformi e accarezzare la piccola corolla nera ornata di petali ovali. «Saypherius, sai in cosa consiste l’incarico che ti è appena stato affidato?»
«No signore. Ho fatto diverse volte questa domanda, ma nessuno mi ha mai voluto rispondere.»
Il regnante annuì sorridendo. «È normale figliolo. Poi ne capirai il motivo. Vieni, voglio farti vedere altro.»
Lo prese ancora sottobraccio e lo portò in un’altra area del giardino.
Si fermarono davanti a un albero le cui foglie emanavano una luce verde pulsante. I rami danzavano e quelli più sottili, che ancora non avevano fogliame, si attorcigliavano a spirale intorno ai rami portanti. Erano di un giallo vivissimo. Ciò che colpì Sayph però, più che la bellezza della pianta in sé, furono gli strani frutti, simili a grossi limoni, che brillavano dei colori dell’arcobaleno.
«Questo è il frutto del mio giardino più bello e prezioso» esordì l’imperatore, solare.
«Coltivarlo è quasi impossibile. Cresce solo selvatico e vederlo, a motivo della sua estrema rarità, è una delle più grandi fortune che l’uomo possa avere.»
«Si chiama albero delle anime.» Sayph indietreggiò di un passo, scioccato.
«A-albero delle… anime?»
«Esatto, figliolo. I frutti che vedi sono anime.»
«Come può esistere un albero così?»
«Esiste» disse l’imperatore cercando di trattenere il suo ospite «perché ho al mio fianco persone speciali come te.»


Sayph annuì all’anziano, il quale gli rispose con un sorriso lieto.
«Saypherius, tu non ucciderai. Tu farai solo in modo che altri uomini nascano!»
Il giovane spalancò gli occhi.
«Sì caro. L’anima che tu raccoglierai, concederà una possibilità a un nuovo albero della vita di nascere!
L’albero col tempo frutterà e ci consegnerà i semi che i fittavoli semineranno nuovamente!»
«Dite davvero signore?»
«Certo! Questo è il cerchio della vita qui!» Esclamò spalancando le braccia.
«Grazie a te e ai tuoi nuovi fratelli e sorelle, l’energia degli alberi delle anime manterrà in vita questo mondo e quello di sotto!»
Il ragazzo cercò di ripercorrere ogni cosa nella mente e valutò tutte le opzioni. Era una cosa importante, seria e decisiva. Avrebbe accettato? Sarebbe diventato un ingranaggio di quell’intricato orologio?

 

CHE LIBRO È?

corvo rosso book

Il Corvo Rosso dell’Alta Società è un romanzo urban fantasy scritto da Daniele Imbornone e pubblicato da GDS Edizioni nel 2015. Acquistalo in formato e-book da Amazon o in formato cartaceo dal sito dell’editore.

 


RECENSIONE DEGLI ESTRATTI


 

Un angelo della morte stanco d’uccidere. Il lontano ricordo di un padre assente, violento e bevitore. L’assenza di una moglie morta prematuramente. La presenza di un padre celeste, amorevole e saggio, che difende il delicato equilibrio della vita e della morte e sembra essere il solo ad avere la risposta a una domanda, un interrogativo che può dare un senso a un’esistenza intera.

Questi sono gli ingredienti che rendono questo urban fantasy ben più di un semplice romanzo di genere. Con toni e atmosfere degni dei migliori graphic novel, l’autore ci narra una storia simbolica, ricca d’azione e di colpi di scena ma con un significato ben preciso che porta a riflettere sul passato, sull’importanza della famiglia e su lontani sensi di colpa che tormentano a lungo ma trovano infine il perdono.


ABSTRACT


 

Saypherius Redcrow è un persecutore al servizio di un regno del dopo trapasso dove lui insieme alla sua classe, i persecutori per l’appunto, si occupa di recuperare le anime di coloro che sono destinati alla morte.
Al termine di un allontanamento dal mondo civilizzato durato 500 anni, Sayph viene richiamato alla capitale per un incontro con l’Alta Società, un consiglio di ricchi, potenti e strafottenti uomini che governano il mondo di sopra, dove gli viene proposta l’occasione di tornare ad essere ciò che un tempo era stato. Sayph declina l’offerta per non essere tormentato dal suo passato pieno di pena, ma alla fine accetta sotto la spinta del supremo imperatore in persona e della promessa che, alla fine del periodo di quattro mesi durante il quale opererà, troverà la risposta alla sua più grande domanda.
L’attività dei persecutori è molto complessa, lunga e stressante, ma Sayph è il migliore nel suo campo e non ha intenzione di deludere il sovrano che si fida di lui. I problemi iniziano quando Sayph prende in custodia una ragazza che assomiglia molto alla sua defunta moglie.
Con lei, tutti i suoi principi verranno messi in discussione.

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L’AUTORE


 

IMBORNONE.jpg

Daniele Imbornone

“Sono uno scrittore in erba di 26 anni. Attualmente le mie energie sono concentrate sulla pubblicazione del mio romanzo d’esordio. S’intitola: Il corvo rosso dell’Alta Società.
Negli anni ho partecipato a diversi concorsi letterari e per 2 volte sono stato inserito in antologie con il blog: Club Urban Fantasy. I racconti sono intitolati: ad un passo dalla morte e Una semplice partita a poker. (Quest’ultimo lavoro ha conseguito il secondo posto del concorso.)
Recentemente sono entrato nella squadra di un’altra antologia a sfondo natalizio: Strenne d’inchiostro, con il racconto: Problem…?
Figlio unico, diplomato in chimica e biologia, attualmente lavoro in un comune della Brianza. Ho la passione per i gatti e gli acquari. Mi piace stare a contatto con la gente, disegnare e informarmi sulle mie passioni.”

Scopri di più visitando il suo sito!

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