Neve

 

 

Sta nevicando.

Abbiamo atteso con pazienza la consueta nevicata di gennaio, ma non c’è stata. L’anno scorso, poi, non si è vista la neve per tutto l’inverno. Ma oggi è il cinque di febbraio e sta nevicando. Ogni volta che scosto la tenda e guardo fuori nevica in modo diverso. Venti minuti fa scendevano larghe falde lente, poi i fiocchi sembravano scaraventati dal vento chissà dove, ora cadono fittamente minuscoli puntini ghiacciati. In un modo o nell’altro quella è la neve che stavamo aspettando.

Valerio la stava aspettando perché la scuola forse chiude, o si arriva in ritardo, o non si arriva del tutto, e si è sempre giustificati. E se anche la scuola non chiude e ci si trova in classe, non si fa niente perché mancano metà dei compagni e qualche professore.

Paolo la stava aspettando per andare in montagna con le ciaspole. Un’occasione unica per fare movimento divertendosi.

Romeo la stava aspettando per infilare il muso sotto la neve e farci le capriole e le corse pazze.

Io la stavo aspettando perché mi sembra che il mondo sotto la neve sia più bello, più umano, più naturale. E anche un po’ fatato.

Non è il mondo a cui siamo abituati quello innevato. Quando tendi l’orecchio e non senti alcun rumore, tranne, a momenti, quello dello spazzaneve che scivola lungo la via con il lampeggiante arancio che getta i suoi bagliori sul velo bianco. Quando gli alberi in giardino non sembrano più scheletri ma angeli, non la morte, quindi, ma la rinascita di anime belle. Quando i lampioni si ricoprono di un berrettino  candido, prezioso ornamento per un giorno di festa. Quando la stessa terrazza su cui, mesi fa, prendevamo il sole, ora sembra un dolce ricoperto di panna montata.


OLTRE LO SGUARDO


Non dò mai il mio numero di telefono alle ragazze con cui passo la serata. Altrimenti finisce come quella volta che sono stato perseguitato per sei mesi da una rossa che insisteva perché mi fidanzassi con lei. Perciò, carina, scusa, ma la risposta è:

-Meglio se mi dai iltuo numero, non sono mai a casa.

-Non hai un cellulare?

-No, mi spiace.

Non è vero. Il cellulare ce l’ho eccome.

Alla luce debole dell’abitacolo lei riesce a scarabocchiare delle cifre su un pezzo di carta e me lo porge. Poi incolla ancora una volta la sua bocca alla mia e mi sussurra:

-Chiamami presto, Roberto. Voglio rivederti.

Finalmente scende dalla mia macchina. Sono stanco morto, sono le due del mattino, non vedo l’ora di andare a dormire. Sempre che si riesca a dormire, con questo caldo.

Raggiungo casa mia, una vecchia costruzione con la facciata intonacata di fresco e il retro che cade a pezzi. Ci abito con mia madre, brava donna che va a messa ogni domenica.

La mia camera è un forno a microonde. Vado in cucina, apro una birra gelata ed esco sul balcone. Di notte ci si può stare senza essere osservati dai vicini. Nonostante il caldo, l’estate mi piace.

Il momento che preferisco è verso sera, quando esco dalla doccia. Anche ieri ho visto la bionda dalla finestra mentre mi asciugavo. Abita lì, proprio di fronte, dove c’è quel balcone, dietro alle imposte chiuse. Oggi stavo sdraiato qui al sole in costume da bagno e lei stendeva il bucato. Aveva una maglia attillata e una minigonna. Le gambe sono da star. E non solo le gambe. Non l’ho mai osservata da vicino, ma anche da lontano è uno schianto.


L’ADOLESCENTE DIGITALE


-Hai preso appunti durante la lezione di storia?

-No, il prof me li ha messi sulla chiavetta.

-La tua ragazza l’hai conosciuta alla festa?

-Ma va, su Whatsapp!

-Che ne dici di fare un viaggetto a Venezia?

-Cosa me ne frega, tanto l’ho vista su internet.

Il professor Mario De Robertis aveva un figlio sedicenne, con il quale molto  spesso la  conversazione prendeva la direzione che portava a un mondo virtuale in cui il ragazzo si muoveva con disinvoltura e da cui lui, povero genitore, si sentiva escluso. Provava, talvolta, a proporre qualcosa che avesse a che fare con il mondo circostante, quello vero e tangibile, con l’arricchimento personale, con la cultura. Provava a spostare l’interruttore sul canale della realtà, ma la comunicazione faticava a prendere il volo. Come accadeva con i vecchi televisori quando giravi la manopola per cambiare canale e sullo schermo comparivano  righe che andavano su e giù accompagnate da ronzii. Ecco, altrettanto facilmente con suo figlio cadeva la comunicazione e subentrava il fastidioso ronzio di qualche musicaccia tecno proveniente dal suo cellulare.

CHE LIBRO È?

radici

“Radici” è una raccolta di racconti di Laura Zappata pubblicata nel 2016 da Lettere Animate. Si può acquistare in formato ebook su Amazon, IBS, Google Libri, Mondadori Store, La Feltrinelli.


ABSTRACT


I racconti sono molto diversi tra loro, non è quindi possibile narrare una trama. Tuttavia esiste un filo che li unisce, ed è quello delle emozioni, dell’anima che prende nutrimento dalle esperienze della vita e che da queste viene arricchita, proprio come le radici portano nutrimento alla pianta. Le vicende sono quelle della quotidianità, a volte apparentemente banali, ma che portano a riflettere e a crescere. Gli scenari variano continuamente: dalle vie parigine alle spiagge della Toscana, dalle aule scolastiche alla Torino della guerra. L’autrice affronta con una prospettiva particolare temi come l’amore, il tempo, la famiglia, la vecchiaia. Ma la vera protagonista dei racconti è l’umanità, rappresentata da personaggi che si delineano a tutto tondo attraverso azioni, pensieri ed emozioni, fino all’ultimo racconto, dove si rivela la figura della madre, a cui l’opera è dedicata.

 


L’AUTRICE


Laura Zappata è nata a Torino, ma vive in provincia di Como con il marito e il figlio. Insegna nella scuola secondaria di primo grado e ha sempre amato molto scrivere. Nel corso degli anni ha scritto vari racconti, tra i quali ne ha scelti dodici che ha incluso nella raccolta « Radici», che costituisce la sua opera di esordio.  Ha partecipato a concorsi letterari, ricevendone ottimi riconoscimenti: menzione d’onore al premio Carta e Penna di Torino, finalista al premio Energheia di Matera, secondo classificato al premio letterario di Montorfano (Como). Attualmente sta lavorando ad un romanzo giallo.

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