Mamma

Quando alle volte da bambina aveva pianto e aveva sentito come un enorme silenzio ostile tutto intorno, ecco, quel silenzio era proprio lei, era sua madre.

Altro che Ti guarda dal cielo e ti vuole bene.

Altro che stare all’inferno, a soffrire, a bruciare o che cazzo ti fanno all’inferno. Scegliere di trasformarsi in un’assenza, in un pugno nello stomaco, per sempre. Non è possibile. Non è qualcosa a cui riesca a pensare. Ma l’alternativa è riuscire ad averne pena e lasciarla morire, finalmente, e non è ancora pronta.

Non faceva freddo, ma le strade erano deserte lo stesso. Attraversò la città in un 23 ruggente e vuoto, guardando le luci del Tevere che sembravano accese apposta per aumentare la malinconia di chi torna a casa da solo.

Scoppiò in singhiozzi, finalmente, era un dolore ardente e inedito, nel petto, nelle mani, nel sesso, nelle gambe, era nostalgia, amore, rimorso, gelosia, rabbia, disprezzo per sé stesso, era il dolore più bello del mondo, era l’inferno. Poteva starci tutta la vita, dentro quell’inferno, pur di scordarsi di se stesso.

Ma cosa ha perso?

Ha perso sua madre, non perché se ne sia voluta andare, l’ha persa e basta, come si perdono i palloncini, e non tutti perché volano in cielo. Ha perso gli anni per vederla invecchiare e lo spettacolo del coraggio che sognava di mostrare, coraggio che doveva arrivare dove non poteva l’amore, solitudine dove il pensiero di poter tornare a essere felici fosse lasciato vivere, in fondo agli occhi, per farli belli e verdi. Ha perso l’infanzia, che è finita. Ma le risate, quante risate ha fatto, quante volte in quattro mesi l’ha fatta ridere quell’uomo che il sogno maldestro ringiovanisce? Forse più di quelle che sua madre immaginava, ed è bello pensarlo.

 


Antonio la guardò severo: “Tu non hai niente di cui pentirti. Chi te l’ha messo in testa che ti devi pentire di qualcosa, quel sant’uomo di tuo marito?”

Cominciò ad ammucchiare i faretti e i cavi sparsi sul proscenio.

“Che ti girano le palle, Antò’?”

Tanto valeva essere franchi.

“Ti rode perché ti ho detto che ho fatto la pace con Vincenzo?”

“No, Ilaria”, rispose calmo. “Se fosse vero sarei contento per te e basta.”

“Ma è vero.”

“E allora perché non è venuto stasera? Non lo capisci che ti ha dato il suo cellulare per poterti chiamare e tenerti buona, così non lo cerchi e non ti accorgi che va dall’amante?”

Si accorse che aveva alzato la voce.

“Senti, scusami. Io non ti volevo dire più niente, non voglio fare lo stronzo, però non ti posso vedere così”.

Ilaria restò calma.

“Antonio, mi ha detto che è finita, mi ha promesso che non la vedrà più, te l’ho detto, no?”

Si alzarono, Antonio scosse la testa.

“Sì, me l’hai detto, ma io non riesco a crederci. Tu gli credi perché vuoi che sia vero, perché lo ami…”

Aveva abbassato lo sguardo e la voce si era ridotta a un borbottio.

Ilaria si sentiva commossa, si sentiva il cuore gonfio di cose che non poteva più dirgli e di gesti che non poteva più fare.

“Ci sei rimasto male, non è vero?”

Gli mise una mano sulla spalla, lui la scostò bruscamente.

“Dai, lasciami stare, mi passerà… Mi è già passata una volta, no?”

Ilaria non replicò.

“Vado a mettere questa roba in macchina, ho quasi finito”.

Guardò la salopette che indossava.

“No, magari è meglio se mi cambio, prima, sennò mi piglia un colpo per davvero”.

Si tirò giù le bretelle, si sfilò la maglietta e scomparve dietro le quinte, Ilaria tornò a sedersi sulla sua sedia. Sarebbe passata anche a lei, prima o poi.

 


CHE LIBRO È?




Lettere fra l’erba è un romanzo di Clara Cerri pubblicato nel 2017 da Chi Più Ne Art. Clicca qui per acquistarlo dal sito dell’editore.


ABSTRACT


Isabella cerca di ricostruire il volto di una madre che non ha mai conosciuto dai ricordi degli amici di lei, dalle lettere di un’amica lontana, dallo stesso bisogno di amore e di bellezza che sente crescere dentro di sé. Lentamente si farà strada tra i rimorsi e i silenzi di suo padre e di tutti quelli che la circondano, attraverso momenti di rabbia e di sconforto, per trovare la sua verità su Ilaria, sua madre, e sulla storia d’amore che ne ha segnato la vita.

 


DALLA RECENSIONE DI FRANCESCA ROSSINI (SOGNI NEL CALAMAIO)


“In  Lettere fra l’erba si vivono sofferte emozioni, turbamenti, rimorsi raccontati in modo diretto, in un linguaggio colloquiale che immerge totalmente nella storia.

L’etichetta di romanzo rosa sta davvero stretta a queste pagine, che parlano sì di amori e passioni, ma vissuti soprattutto attraverso i ricordi o ai turbamenti e all’interiorità dei personaggi, cui è davvero difficile non affezionarsi. Non ci sono affascinanti principi azzurri ma c’è la vita reale con le sue mille sfaccettature.”

Leggi la recensione intera sul blog Sogni nel Calamaio.


 

clara cerri

 

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