Colui che porta in sé l’altrove

Non ho seppellito mio padre. Non ho visto la sua tomba.

Non ho portato il peso del suo corpo per sdraiarlo in un letto di terra, non ho visto il suo viso diventare grigio, non è morto, non è stato veramente seppellito, mi chiama dall’altra Terra e io combatto contro i miei dilemmi.

Niente è ancora finito, tutto resta sospeso. Laggiù. Ci sono cose e persone capaci di aspettarvi per tutta una vita. Il tempo scorre su di me senza darmi pace. So che dovrò tornare laggiù un giorno, a volte è una necessità impellente. Poi tutto questo passa, si cancella, mi dimentica. Vengo preso dal flusso delle giornate, mi ostino a credere ai miei obblighi, alla mia quotidianità, ma poi una sera, senza preavviso, torna a urlare nelle mie orecchie… “Non puoi più aspettare”.

Allora mi preparo come posso, nell’ombra. Un giorno, sarò pronto. Non ci saranno più dubbi né impazienza. Ho paura di quel giorno. Così tanta paura di questo ritorno.


CHE LIBRO È?

mopaya

“Mopaya – Colui che porta in sé l’altrove” è la storia della vita di un rifugiato congolese, Gabriel Nganga Nseka, così come raccolta dalla giornalista svizzera Douna Loup.

In Italia è edito da Miraggi Edizioni. Clicca qui per saperne di più e ordinarlo.


ABSTRACT


Un giovane uomo lascia il suo piccolo villaggio nel Congo, attraversa l’Angola in piena guerra, e infine arriva in Europa, alla ricerca della sicurezza dei paesi “d’oltreguerra”. Fino a stabilirsi in un piccolo villaggio svizzero, sepolto nella neve, dopo la vana, estenuante attesa di essere accolto come rifugiato (potrà restare solo grazie a un matrimonio). Mopaya è il racconto che la voce di Gabriel ha regalato a Douna Loup, che ha trovato la chiave per trasmetterci la sua pericolosa avventura, dal Congo alla Svizzera. Un viaggio che vale una vita, poetico e interiore, in cui i ricordi del bambino si mescolano alle speranze, alle inquietudini e alla crescita dell’adulto, in un crescendo di intensità emotiva che sfocia, finalmente, nella possibilità di ritrovare la pace. La voce di Gabriel Nganga Nseka e le parole scritte di Douna Loup si intrecciano tra presente e passato, toccando il nostro più profondo senso di umanità.


RECENSIONE


Parole che arrivano dal profondo di un’anima sensibile, viva, creativa.

Un poeta che arriva dai confini del mondo, da un’Africa lontana, povera, nera. Un cuore che affronta la vita, la morte, la guerra, l’ingiustizia senza mai arrendersi. Esistono tanti racconti di profughi, di drammi, di migrazioni. Nessuno è come Mopaya. Perché Mopaya è una vita in bilico tra due mondi. Da una parte l’Africa, perfetta nella sua semplicità e terribile nella sua crudeltà. Dall’altra l’Europa, luogo asettico, artificiale, indifferente. Un continente che cataloga la vita quotidiana del resto del mondo e la rinchiude nei musei. Gabriel si sposterà di luogo in luogo, dal villaggio alla città, dalla città fuggirà a Luanda, capitale dell’Angola, e da lì arriverà in Europa, sospeso in uno strano limbo da cui potrebbe essere cacciato da un momento all’altro. La seconda vita non sostituirà mai completamente la prima. Straniero, esiliato, attore a teatro nella parte di sé stesso.

Parlerà di ritorno, di famiglia, di ricongiungimento.

Forse un giorno porterà sua figlia sulla tomba di suo padre.

Quando la paura finirà.


La sensibilità e la semplicità delle parole di Gabriel Nganga Nseka rendono veramente toccante questo racconto autobiografico. Ci si immedesima. Si entra nei panni del rifugiato, del profugo, dell’immigrato. E lo si capisce di più.

Una grande nota di merito va a Douna Loup per il ‘montaggio’ della narrazione. I capitoli alternano passato e presente, tondo e corsivo, proverbi etnici, pronomi personali (l’infanzia è in terza persona, il passato recente in seconda persona, il presente in prima persona) arrivando al punto di congiunzione di tutto ciò proprio all’ultima pagina del libro.

Questa scelta stilistica mi ha ricordato un altro grande libro: Vita di Pi (Yann Martel, 2001). Ma quella è solo fantasia. E, per quanto bella, non potrà mai competere con la realtà della vita di Gabriel detto Mopaya, lo straniero, l’esiliato, colui che porta in sé l’altrove.


Ti è piaciuto l’estratto? Può un libro riuscire veramente a farti immedesimare in un rifugiato? Scrivi la tua opinione nei commenti!

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