Sogni

SPARI DI LUCE – PARTE SESTA: SOGNI

 

CANTO XXVII

 

Un grosso

Cane bianco

Peloso e rapido

Latrante

Salta fuori

Dove prima

Non c’era

Nulla

Dall’altra parte

Della recinzione

A guardia

Di un edificio

Di disciplina

Scolastico / militare ?

Mentre una vecchia

Sporca e lacera

Vende fiori

Seduta su una pietra

Giace

Lì accanto

Un segnale

Con il

Nome di

 

Budapest

 

 

 

CANTO XXVIII

 

Un bue rumina

Nel mezzo della

Trafficata strada

Di periferia

Obbligando le

Macchine a

Schivarlo

Tramite il suo

Sguardo che

Brucia blu

Una catasta

Di fieno è

Sulla sua soma

Dai grattacieli

I merli

A stormi

Migrano

In picchiata

Verso nord

 

 

 

 

 

CANTO XXIX

 

 

Il fanciullo

Bendato

Sullo gnu che

Accompagnato

Da due antilopi

Scende

Dalla piramide

A gradoni

E segna

Col marchio

Del suo zoccolo

Seghettato

La sabbia fine

E morta del

Deserto / savana

Passando

Fra / al di là di

Due enormi corna / zanne

D’avorio

Alte come alberi

Piantate nella terra

Da tempi immemorabili

Mentre verso di loro

Il Sole sorge a Ovest

Pur essendo già giorno

Trainato da elefanti neri

 

 

 

 

CANTO SENZA NUMERO

SONETTO IMPERFETTO

 

Era lei che sentendo queste note

Mormorate dal ruscello dipinto

Sulla parete rideva danzava

Come mai prima avea visto far

Era lei che amando il sapore

Del mio dorso dalle spalle forgiate

China su di me le assaporava

Anelito ad amore libertà

 

Ero io che cercando l’infinito

Protrarsi della dolcezza umana

Dimenticai che l’infinito è vano

 

Ero io che incatenando il piacere

Non persi lei ma pur mi trasformai

Ero io chi non sarò mai più

Sono io chi [DIVERSO] da chi ero

 

Era lei che amava chi ero io

È lei che non ama chi son io

 

  

 

CANTO XXX

DISTANZE

Le foglie dei ciliegi d’autunno

Cadono e sono trascinate

Giù dalla corrente

Il fiume dei nostri tramonti d’ambra

L’acqua di porpora in cui tu

Ti specchiavi / ti specchi

Cercando di darmi due

Diverse immagini di te

La brezza non solleva i tuoi capelli

Ma attraverso l’infinito scrosciare

Del fiume mi giunge l’eco / il riflesso

Dei tuoi occhi specchiati

Che sanno di viola (colore o fiore?)

Presto o tardi è ora di immergersi

E di rivivere

Senza aver paura di dimenticare

(non esiste sventura peggiore

Di perdere il proprio passato / futuro)

 

Presto o tardi

Tornerò da

Te

Che ho amato

 

La distanza svanirà

Come fiori di ciliegio

 

CANTO XXXI

SONATA SENZA CHIARO DI LUNA

 

Ci sono luci in lontananza

Che non si spengono mai

Non le stelle

Non ci sono stelle stasera

 

Novembre

La pioggia di Novembre (una canzone?)

 

Pianoforte bianco al centro

Il salone della villa

“Lampadario di cristalli

Tu m’incanti

In questa notte qualsiasi”

 

E’ entrato

Il padrone – seta rossa – di fronte

E suona nella pioggia di Novembre

La sala resta al buio

Ma ancora la musica continua

 

La memoria delle mani

Niente luna

Niente stelle

La musica

Una voce

“In questa notte qualsiasi

Tu m’incanti

Lampadario di cristalli”

 

EYE7

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